Suzuki DR-Z Off-Road Academy: molto più di un corso di guida, un’opportunità concreta per tutti i motociclisti

In sella alla DR-Z4S, un viaggio fatto di coraggio, cadute, umiltà e switch mentali per riscoprire il controllo della moto

Avrei potuto scrivere il “solito articolo” o la “classica recensione” di una scuola guida o di una moto. Di test e presentazioni ne avrò fatte tante, così tante da averne perso il conto. Ma qui è altro discorso. Vale davvero la pena di raccontarvi una storia, una storia che inizia in una giornata qualunque, ma che vi catapulterà in una nuova dimensione.
Molti sanno che c’è una linea sottile, quasi invisibile, che separa la ragionevolezza dalla follia nella mente di chi guida una moto. Non esiste un motociclista che, grattando sotto la superficie, non nasconda un pizzico di sana pazzia. Ma se parliamo di chi fa fuoristrada, di chi si lancia nel tassello pesante, lasciatemi dire che siamo totalmente su un altro pianeta: lì la pazzia è un requisito fondamentale. E attenzione, non ve lo sta dicendo uno qualunque, uno che al massimo si è fatto qualche giretto della domenica, ma qualcuno che spesso, per lavoro o per prove giornalistiche, ha superato abbondantemente i 300 km/h su due ruote. Quindi sì, sulla carta sarei un folle completo anche io, ma vi garantisco che qui il discorso è totalmente diverso.

Parto da questa confessione perché mi sono riscoperto il candidato perfetto, quasi una tabula rasa, per la DR-Z Off-Road Academy di Suzuki. Di anni passati a divorare asfalto tra curve stradali e cordoli della pista ne ho parecchi sulle spalle, e sì, qualche vecchia escursione nell’enduro leggero la conservo nei ricordi. Eppure, un corso vero, strutturato, focalizzato sulle tecniche che governano la guida oltre i confini del bitume, non lo avevo mai affrontato. Mi considero un debuttante assoluto in materia, ma definire questo percorso un “corso per principianti” sarebbe decisamente riduttivo. Chi ha accumulato chilometri su strada tende a pensare che, se un’attività è aperta a chi inizia, allora sarà una passeggiata leggera. La realtà, invece, ti sbatte in faccia qualcosa di ben diverso. Il format è accessibile a tutti, certo, ma richiede una dose massiccia di umiltà ed energia fisica, una mente aperta e una reale convinzione di voler entrare in un mondo che scardina ogni tua certezza dinamica. Se siete arrivati fin qui senza fermarvi, significa che siete pronti al prossimo passo. Ora vi porto dentro questo mondo, e scommetto che alla fine dell’articolo avrete una voglia matta di iscrivervi. Allacciate il casco, pronti che si parte!

IL RESET MENTALE AL CAMPO PRATICA

La giornata comincia con la giusta atmosfera, coccolati dalle attenzioni degli istruttori per il briefing. E non parliamo di due “normali” istruttori, ma di Stefano Nigelli, pluricampione italiano di Enduro, e Alex Zanotti, pluricampione mondiale, vincitore del Rally dei Faraoni, cinque volte partecipante alla Dakar e pluricampione nazionale. Basta varcare l’ingresso del campo pratica per capire che la terra no fa sconti a nessuno. Suzuki ha strutturato questo percorso per step successivi, un’evoluzione graduale. Io tutto pensavo oggi tranne che di finire a terra così tante volte. Ho perso letteralmente il conto dei momenti in cui mi sono ritrovato disteso sul fondo friabile, con le ruote all’aria. Fortunatamente, le velocità ridotte e l’utilizzo di un abbigliamento protettivo adeguato riducono tutto a un sorriso e a una rapida scrollata di polvere. La vera sfida non è solo cadere, ma avere la forza interiore e la costanza di afferrare il manubrio e tirare su la moto ogni singola volta, anche quando le braccia iniziano a farsi pesanti e il calore della giornata picchia duro. Qui si scopre il primo grande alleato: il peso contenuto della Suzuki DR-Z4S. Se ti trovi a gestire un mezzo pesante, ogni caduta diventa un calvario energetico che rischia di svuotarti in mezz’ora. Questa nuova moto, invece, si lascia sollevare senza metterti in crisi profonda. Ma l’ostacolo più grande non è sollevare il mezzo, è resettare il cervello.
Per chi viene dalla velocità pura, dai turni in pista alla ricerca della traiettoria perfetta, l’impatto con la terra battuta genera un cortocircuito logico. In pista, pur affrontando curvoni veloci, non ho mai provato quel timore sottile, quella strana vertigine che ti assale quando l’avantreno decide di chiudersi senza alcun preavviso su un terreno instabile. E allora, all’ennesima caduta, mi son detto: Benvenuto nell’Off-Road!

Se su asfalto si è abituati ad accompagnare la curva spostando il peso del corpo verso l’interno, in fuoristrada il lavoro è diametralmente opposto. È un’azione che ricorda molto la dinamica degli sciatori, dove il corpo si dissocia dalla direzione del mezzo e si sposta con decisione sul lato esterno della curva per spingere sulle pedane e cercare grip. Comprendo perfettamente adesso perché piloti del calibro di Marc Márquez spendano ore e ore ad allenarsi nel cross. Non si tratta solo di normale allenamento, è una questione di abitudine cerebrale. Il corpo impara a dialogare con la continua perdita di aderenza, la mente si stabilizza in uno stato di costante ricerca dell’equilibrio anche quando sotto le ruote sembra non esserci alcun punto fermo.

I SEGRETI DELLA TECNICA: TRA BIRILLI E TRONCHI

Ma come si articola, nel dettaglio, il lavoro all’interno del campo pratica? Tutto ha inizio con un percorso tracciato dai birilli, un esercizio strutturato per focalizzarsi sulla distribuzione millimetrica dei pesi. Impari a inclinare la moto verso sinistra mentre il tuo bacino e il tuo busto si flettono completamente verso destra. I birilli sono posizionati a una distanza tale che basta un piccolo eccesso di velocità per mandarti completamente in crisi, specialmente su un terreno friabile dove l’aderenza svanisce non appena perdi la fluidità del gesto. Superata la prima fase, gli istruttori ti portano nel vivo della tecnica di curva. Qui la gamba interna si distende in avanti, sfiorando il terreno con il piede pronto a fare da perno psicologico, ma il baricentro del corpo resta rigorosamente ancorato sul lato esterno, premendo sulla pedana opposta per forzare i tasselli a mordere la terra. Poi arrivano i tronchi. Ostacoli naturali di diverse dimensioni che richiedono un primo, fondamentale tributo di coraggio per essere affrontati a mente fredda. Gli istruttori, piloti dal palmares importantissimo gestiscono la didattica quasi in un rapporto uno a uno (un istruttore ogni quattro partecipanti) ti spiegano la transizione: bisogna alzarsi in piedi sulle pedane, mantenere una velocità costante senza esitazioni sul comando del gas e lasciare che le sospensioni lavorino sotto di te. La vera complicazione sorge quando i tronchi sono posizionati in curva, dove la mancanza di inerzia mette a dura prova l’equilibrio dei meno esperti.

L’IMPORTANZA DELL’ABBIGLIAMENTO E LA “COMPAGNA” DR-Z4S

In tutta questa prima parte, l’equipaggiamento gioca un ruolo decisivo. In giornate caratterizzate da temperature elevate, la scelta dei capi può fare la differenza tra il divertimento e il collasso fisico. Il consiglio che mi sento di dare è di investire in un abbigliamento tecnico specifico per la stagione calda, optando per un casco dotato della classica maschera da cross rimovibile, fondamentale per garantire una ventilazione ottimale durante gli esercizi statici del mattino ed evitare che la polvere finisca dentro gli occhi. In questo contesto la DR-Z4S è stupenda. È una moto che non incute timore, un mezzo che si trasforma rapidamente da oggetto meccanico a vera e propria compagna di avventura. Dispone di una motorizzazione lineare, mai brusca ma dotata della giusta schiena per tirarti fuori dalle situazioni complicate, supportata da un comparto sospensioni tarato egregiamente sia per assorbire gli errori dei neofiti sia per assecondare i ritmi di chi decide di osare qualcosa in più. È la moto che mi ha permesso di spingermi oltre senza l’ansia di farmi male. Nota tecnica: abbiamo disattivato tramite i comandi i controlli dell’ABS (anteriore e posteriore), la modalità di guida è stata impostata su OFF e la mappatura su “A”.

IL POMERIGGIO NEL CUORE DELL’OFF-ROAD: LA PROVA DEL FUOCO

Dopo una pausa pranzo servita presso la struttura del ritrovo, utile per ricaricare le batterie con un menu davvero gustoso, ci si sposta per il percorso pomeridiano. Abbandonato il campo pratica, ci si immerge per oltre 40 chilometri nei dintorni di Agazzano, una terra straordinaria costellata di castelli, antiche chiese e paesaggi che sembrano nati appositamente per il fuoristrada puro. Qui la musica cambia, la mente entra in uno stato di grazia per gli scenari che si parano davanti, ma allo stesso tempo attiva un tipo di allarme differente. Se al campo pratica la guida avviene sulla terra, i sentieri del pomeriggio presentano salite caratterizzate da massi di una certa entità, ruscelli e guadi. Quando ti trovi davanti a questi ostacoli fissi, l’istinto stradale ti direbbe di chiudere il gas. Gli istruttori, invece, ti ripetono come un mantra che quelle rampe vanno affrontate a gas costante, anzi, che è meglio accelerare un filo di più piuttosto che esitare e perdere l’inerzia. Lo sguardo deve staccarsi dalla ruota anteriore per proiettarsi oltre l’ostacolo; la mente deve superare il blocco visivo del pericolo immediato. Con il tempo e l’esperienza, come confermavano i compagni di corso più scafati, questi percorsi vengono metabolizzati e automatizzati. Per me, invece, oggi è stata una lezione di umiltà e di consapevolezza indimenticabile. E sì, sinceramente ero convinto di essere piuttosto bravo in moto, ma ritrovarmi in difficoltà in diversi punti mi ha fatto ricredere su tutte le mie certezze. Questo, però, non è stato un male o una sconfitta, ma un processo di rinascita.

PERCHÉ QUESTO CORSO È UN’OPPORTUNITÀ PER TUTTI

Se analizzo l’experience a mente fredda, mi rendo conto che la DR-Z Off-Road Academy non è un evento finalizzato esclusivamente a chi vuole praticare il cross. Lo spettro di utilità è immensamente più ampio. Quante volte ci capita, su strada o in pista, di avvertire una micro-perdita di aderenza e di giustificarci dicendo che “la moto è partita da sola”? La verità è che se avessi fatto scuola di fuoristrada molti anni fa, avrei compreso e gestito quelle reazioni ciclistiche improvvise con una lucidità diversa, riducendo la componente della pura fortuna.
Uno dei grandi limiti di noi motociclisti è l’ego. Partiamo quasi sempre dal presupposto di essere bravi, di non aver nulla da imparare dagli altri. Mettersi in gioco in un contesto totalmente inedito ti costringe a fare un bagno di umiltà, facendoti capire quanto margine di miglioramento ci sia ancora. Se potessi tornare indietro e parlare al me stesso ragazzo, gli direi di mollare per un attimo i semimanubri e di correre a fare un corso di fuoristrada.

L’OPERAZIONE DI SUZUKI E I DETTAGLI PRATICI

Un plauso enorme va fatto a Suzuki per come ha confezionato questa iniziativa. La quota di partecipazione è di 350 euro, una cifra incredibilmente conveniente se si analizza cosa offre il pacchetto. L’utilizzo della moto per l’intera giornata, l’assistenza continua di piloti professionisti, il pranzo e la merenda finale con de-briefing. Chiunque provi a fare un calcolo dei costi per noleggiare una moto propria e ingaggiare un istruttore privato capirà immediatamente che la proposta della casa di Hamamatsu è un regalo fatto alla comunità degli appassionati. Le giornate in calendario si sviluppano lungo la stagione, coprendo le finestre da fine maggio fino a ottobre, con la possibilità di prenotare direttamente tramite la piattaforma online ufficiale. Se avete voglia di fare un reale salto di qualità nella vostra tecnica di guida, ma soprattutto nella vostra maturità e responsabilità di motociclisti, fatevi un regalo. Concedetevi una giornata di polvere e insegnamenti con questa Academy. Ne uscirete profondamente cambiati, migliori e decisamente più consapevoli, su qualunque superficie decidiate di viaggiare.

C’è un altro applauso che merita un bis assoluto. Quello per gli istruttori. Sempre con il sorriso e una dedizione totale per ogni singolo partecipante, hanno la capacità di non farti mai sentire a disagio. A ogni caduta sono lì a darti la carica per rialzarti e riprovarci subito. Vi garantisco che quando, dopo l’ennesima caduta, mi sono rialzato, ci ho riprovato e ho sentito urlarmi dentro il casco un “Bravo, ci sei riuscito!“, mi sono sentito sul gradino più alto del podio. Grazie!

Tutte le informazioni ora le avete. Non vi resta che cliccare sul link qui sotto, studiare il programma e iscrivervi. Spero vivamente che torniate a casa con lo stesso mio sorriso. Un corso davvero aperto a tutti, dai principianti fino ai più esperti.

https://moto.suzuki.it/dr-z-academy/

Abbigliamento utilizzato in collaborazione con:

ARAI casco TOUR-X5
DAINESE Giacca Springbok 3L
DAINESE Guanti Springbok 3L
SIDI Stivali TAURUS GTX

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