Honda CB1000F: tra storia e presente a Le Mans e Paul Ricard
Il nuovo modello in pista con NSR500 e CB750F Daytona
Honda fa parte della storia del mondo delle due ruote, sia per quanto riguarda i modelli di serie che per le vittorie in pista. I due mondi si sono uniti lo scorso weekend, sugli iconici circuiti francesi di Le Mans e al Paul Ricard. L’esposizione della nuova CB1000F è stata l’occasione di riportare alla ribalta alcuni modelli che hanno reso celebre il marchio giapponese: la NSR500 del 1985, la CB750F Daytona e le repliche della RC174 e RC166 dell’Isola di Man.
“Il nostro obiettivo è mantenere viva la storia: non solo esporre queste moto, ma farle funzionare – sono le parole del project leader Fujii-San – Alcune si restaurano in mesi, altre richiedono anni. Ma la filosofia è la stessa: ogni moto deve restare un esempio vivo dell’ingegneria Honda”. Ed a portarle in pista sui tracciati francesi sono state delle leggende del motorsport: il due volte iridato Freddie Spencer e la prima donna a vincere un mondiale velocità Ana Carrasco.
La Honda NSR500 del 1985

La ‘regina’ della pista è stata la Honda NSR500 del 1985, nell’anno in cui il pilota americano ha conquistato simultaneamente i titoli iridati della 500 (allora la categoria top, l’attuale MotoGp) e della 250. È stata la prima moto Gran Premio a due tempi V4 di Honda ed ha stabilito un riferimento tecnico che vive ancora oggi nell’attuale RC213V impiegata in MotoGP. Il successo di Spencer ha aperto la strada a uno dei modelli più dominanti della storia delle corse.
“La NSR500 del 1985 ha cambiato tutto – ha ricordato Spencer – Ha ridefinito il modo di affrontare geometrie, test e connessione con il pilota. Guidarla di nuovo è come tornare a casa. Non è solo una moto: è parte di me, e ha influenzato generazioni di moto da corsa”. Sulla stessa moto è salita anche Ana Carrasco: “È un momento unico nella vita. Oggi ci basiamo su dati ed elettronica, ma questa moto è tutta sensazione e connessione. È una vera sfida, oltre che un privilegio”.

Come dicevamo, non solo questo iconico modello è sceso in pista sui tracciati di Le Mans e del Paul Ricard, perché Honda ha portato anche la CB750 Daytona e le repliche delle RC174 e RC166 dell’Isola di Man. “Non è solo nostalgia – ha spiegato Julien Muntzer, tra gli organizzatori di questo evento – Vogliamo mostrare come la nostra storia influenzi ancora l’ingegneria odierna. Queste moto non sono reliquie: contribuiscono attivamente all’identità Honda”.
Inoltre, è stato approfondito il contrasto tra ingegneria di ieri e di oggi, evidenziando come le moto moderne si basino su analisi dati, mentre in passato contavano istinto e sensibilità. “Oggi abbiamo telemetria e motori sigillati – ha spiegato Ujino-San, ex meccanico Repsol Honda MotoGp – Nell’era dei due tempi, i meccanici dovevano ‘leggere’ la moto: suono, vibrazioni, perfino l’odore. Serviva un livello completamente diverso di comprensione”.
La nuova Honda CB1000F

Dal passato al presente, con la nuova Honda CB1000F. Un modello che richiama al passato e con elementi chiaramente ispirati proprio alla CB750 Daytona. Il design e le linee sinuose della sono un esplicito richiamo agli anni ’80, con uno stile essenziale e pragmatico che si focalizza nell’essenza della linea unica che unisce serbatoio, fiancate e sella, fino a confluire nel codone. Tra gli altri rimandi al mondo vintage, ci sono il doppio clacson sotto il classico faro tondo, le audaci grafiche sul serbatoio e lo scarico con terminale a “megafono”.
Un modello spinto dal collaudato motore che equipaggiava la CBR1000RR Fireblade (generazione 2017-2019), sottoposto ad una serie di accorgimenti tecnici concentrati su alberi a camme, fasatura delle valvole e cornetti di aspirazione, che consentono al propulsore a quattro cilindri in linea di sviluppare 124 CV di potenza massima e un picco di coppia di 103 Nm, offrendo prestazioni bilanciate lungo tutto l’arco di erogazione ed un sound rauco ed evocativo.
Freddie Spencer si è messo anche in sella a questo nuovo modello durante questo evento, ma l’aveva già provata anche in Giappone. “Ciò che mi ha colpito di più è stata la connessione – ha spiegato il fuoriclasse americano – Si percepisce la tradizione, ma con tecnologia moderna, stabilità e facilità di guida. Honda ha sempre costruito moto che permettono di spingere al limite e controllarle. La CB1000F porta avanti perfettamente questo concetto”.
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