Victory Gunner, l’alternativa americana che non ti aspetti – primo contatto 2016

La Bobber con stile e qualità che si fa pagare il giusto

Victory Gunner – Facciamo una giusta premessa, perché il marchio di Spirit Lake (USA) dalle nostre parti tanto noto non lo è ancora. Ce lo hanno confermato i tantissimi curiosi che facevano capannello intorno alla Gunner quando la parcheggiavamo, o anche i tanti che al semaforo la guardavano cercando indizi per capire di che cosa si trattasse. Quella grossa scritta Victory Motorcycles sul serbatoio sembrava non essere sufficiente a nessuno. Parliamo di un Brand del gruppo Polaris, che in Italia sta aprendo uno showroom su 7 piani in Brianza, che diventerà il più grande al Mondo, segno che il nostro mercato pare ancora attirare le attenzioni. Oltre a quad, motoslitte e moto d’acqua, Polaris possiede due marchi di motociclette, la neorinata Indian e Victory appunto, oltre a puntare, così dicono le voci, alla nostra MV Agusta. Tanto per far capire che non si tratti di marchi senza una solida struttura alle spalle. Certo, al momento la rete distributiva non è capillare, ma siamo solo all’inizio e potrebbe svilupparsi molto rapidamente. Quindi la Casa americana non avrà la storia di altri Brand, avendo iniziato a produrre moto nel recente 1998, ma sono ormai maturi i tempi per lo sbarco in Italia, dopo il discreto successo raccolto in patria. La cosa va di pari passo con la rinascita del brand Indian, entrato a far parte del gruppo nel 2011, ma che si vuole proporre in modo differente da Victory, soprattutto perché esiste dal 1901, anche se si è presa una pausa di circa 50 anni, ma di questo avremo presto occasione di parlarvi meglio.

La Gunner
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Una moto che deve il suo nome al nickname del sergente istruttore Hartman del film Full Metal Jacket, interpretato da Ronald Lee Ermey. Geniale la mossa di ingaggiare proprio lui per la campagna pubblicitaria americana, come potete vedere in questo video:

Quello da noi provato, fino all’uscita della Octane (con prezzo e cilindrata inferiori, ma pur sempre la Victory più potente di sempre), della Casa americana era il modello entry level, si fa per dire, visto che tra i tubi del telaio trova posto un poderoso due cilindri a V di 50°, dalla cilindrata di 106 “ Inch Cubes”, tradotto nelle nostre misure 1731 cc, con 65 kW (88 cv indicati a libretto, visto che il dato non è dichiarato) e ben 139 Nm di coppia erogati a 2.800 giri. Il motore, denominato “Freedom”, è un 4 valvole per cilindro, con iniezione elettronica e raffreddamento aria / olio. Lanciata un paio di anni fa, la Gunner arriva timidamente solo lo scorso anno in Italia e si tratta di una custom con dettagli che la fanno rientrare nella categoria “bobber”, come i cerchi da 16” con gomme dalla spalla alta, cono 130/90 davanti e 140/90 dietro, montate su cerchi a 24 razze. Ancor prima di mettersi in sella trasmette una sensazione di ottima qualità e cura costruttiva, che scopriremo essere in contrasto al suo prezzo decisamente accattivante.

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Si presenta tutta scura, con parafanghi, serbatoio e fianchetti in un affascinante color titanio e tanto nero. Le sole eccezioni, con finitura chiara color metallo o cromata, sono gli steli forcella, la ghiera del faro, lo strumento e la alettatura dei cilindri. Tutto a contrasto con la verniciatura nera di gran parte della moto. Cilindri e cerchi offrono poi una lavorazione che gioca appunto sul nero e sulla spazzolatura dei cilindri e delle razze. Uno dei tratti più caratterizzanti della Gunner è poi la nervatura che taglia longitudinale tutta la moto, partendo dai parafanghi ed attraversando il serbatoio, oltre che il fanale posteriore a goccia, affogato nel metallo del parafango. Il piccolo radiatore dell’olio sembra quasi essere stato nascosto, perché finisce quasi per non essere visibile, se non ad una attenta osservazione. Dettagli che fanno capire che la cura realizzativa sia elevata.

Saliamo in sella
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La posizione è quella classica da cruiser, con la sella bassa, bassissima anzi, ad appena 635 mm da terra, le braccia che si allungano comodamente sul largo manubrio ed i piedi comodi sulle pedane basse. In sella si ha davanti il lunghissimo serbatoio, con le belle faccette laterali nere con il logo della Casa americana. Non si tratta solo di una verniciatura, ma il serbatoio è proprio disegnato da una nervatura che forma una parte concava molto sinuosa. Notiamo poi le enormi piastre forcella, di nero verniciate, che abbracciano i grossi steli lucidi. La frenata non è un problema, malgrado il singolo disco anteriore debba fermare i 296 Kg a secco della Gunner. I dischi sono gemelli, entrambi da 300 mm, con pinze a 4 pompanti e sono coadiuvati dall’ABS. Il posteriore, “pestando” sul freno si fa sentire, con la Dunlop 491 che tenta di bloccarsi prima che entri in azione l’ABS. Il piccolo strumento circolare indica la velocità, in chilometri o in miglia, è dotato delle solite varie spie (inclusa quella della riserva), oltre che di un utile display che può essere navigato grazie al tasto nascosto dietro al blocchetto di sinistra.

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In un look essenziale si hanno a disposizione anche il contagiri, raro per questo genere di moto, oltre che il contachilometri totale e parziale, mentre l’indicazione della marcia inserita è sempre presente e ben visibile. Inutile dirlo, quando si piega le pedane toccano con i loro piedini praticamente subito, con un angolo di piega concesso di appena 25.5 gradi, poco di più se si insiste. Alzate le pedane, che si chiudono verso l’alto, toccano infatti altre parti “più solide”, non consentendo di andare oltre. Peccato, perché ci avevamo preso subito gusto, data la sensazione di grande tenuta che trasmette fin da subito la Gunner. Stabile sul veloce, si guida con gusto non solo andando a spasso. Merito anche di un motore promosso a pieni voti. Il 106 “Cubic Inches” tira forte appena si spalanca il gas e ad ogni regime, fino al limitatore a 5.500 giri. Borbotta al minimo, poco oltre gli 800 giri. Poche le vibrazioni, almeno rispetto alla tipologia di moto, mentre il cambio a 6 marce è dotato di overdrive per la guida sui lunghi rettilinei. Gli innesti sono accompagnati dal classico “stock”, ma la frizione non è troppo pesante e, a moto ferma, si trova facilmente il folle, a testimonianza della bontà della trasmissione. Molto sobrio il sound del motore, che meriterebbe forse un po’ di libertà in più di quelle concesse dal lungo scarico slash-cut laterale di serie.

In conclusione
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La Victory Gunner è una Cruiser che qualcuno potrebbe scegliere per evitare l’americana “scontata” forse, ma che come qualità non ha affatto nulla da invidiare, ad esempio, ad una Harley – Davidson Softail Slim, che però costa quasi 6 mila euro in più dei 14.290 del suo listino. Rispetta le normative Euro 3 ed offre ben 5 anni di garanzia. Sono due le colorazioni disponibili, oltre al titanio e nero (Suede Titanium Metallic with Black) dell’esemplare in foto, la si può scegliere con l’abbinata verde e nero (Suede Green Metallic with Black). Ovviamente è personalizzabile con molti accessori, in primo luogo per portarsi a spasso un passeggero, ma anche per renderla più votata ai viaggi, oppure arricchirla dal punto di vista estetico. Non mancano gli scarichi, con una soluzione tutta cromata invece di quello nero di serie, oppure un due-in-uno, sempre cromato oppure nero. Chiudiamo con una curiosità: ne potremmo vedere forse una versione elettrica in futuro, vista la recente acquisizione di Brammo da parte del gruppo Polaris. L’antagonista Harley-Davidson sta lavorando in questa direzione, chi sarà la prima a produrre una cruiser “ricaricabile”?

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