Norton Atlas: Il Crossover Britannico tra le strade dell’Islanda [PROVA SU STRADA]
La nuova media di Solihull debutta tra pioggia e vento vulcanico dimostrando il valore dell'esclusività premium su due ruote
In un’epoca in cui l’industria delle due ruote è costretta a muoversi tra rigidi compromessi finanziari, calcolando al millesimo le spese di progettazione e riducendo i costi dei lanci, Norton ha rotto gli indugi mostrando tutta la sua forza, degna di un caccia Spitfire.
Convocare oltre cento giornalisti in Islanda, scaglionandoli in settimane di test intensivi, è un segnale che spiazza il mercato.
Ma perché tanto impegno? Perché la nuova Atlas non è solo una moto, è il manifesto di un nuovo corso dove la qualità costruttiva incontra il lusso e l’esclusività. Scegliere l’Islanda come teatro per questa prova non è stato un semplice esercizio di marketing scenografico, ma un biglietto da visita preciso. Chiunque conosca minimamente questa terra sa che le condizioni meteorologiche non concedono sconti, e Norton ha accettato la sfida a carte scoperte, senza il timore di mettere a nudo eventuali difetti. Portare al debutto un modello inedito in un contesto così estremo significa avere una fiducia nelle proprie soluzioni tecniche ed ingegneristiche.
Perché dico questo? Perché è inutile nascondersi, la moto non è, non è stata e mai sarà un semplice oggetto di trasporto. È un prodotto che si acquista per passione, quel desiderio che si concretizza quando percepisci che, già dal primo sguardo, ti ha fatto battere il cuore. Se poi, all’impatto estetico, si aggiunge una serie di elementi tecnici che confermano che non si tratta di una semplice infatuazione, ma di un vero e proprio amore, allora sai di aver trovato la moto giusta. È proprio per questo che una casa produttrice ha la responsabilità di rivolgersi a un cliente non solo esigente, ma pronto ad amare profondamente il prodotto, spiegando ogni singolo bullone e ogni singola idea, come ha fatto Brian Gillen, Chief Technology Officer di Norton, durante la presentazione stampa.
SGUARDO REALE: PROFILI PULITI E DETTAGLI D’AUTORE
L’impatto visivo rivela una cura per il dettaglio che si distacca nettamente dai canoni estetici tradizionali della categoria. Il profilo di questo crossover si distingue per linee pulite, dove i singoli elementi strutturali si integrano creando l’illusione di un’unica, fluida copertura aerodinamica. L’attenzione al fitment è esemplare. A differenza degli accoppiamenti telescopici della concorrenza, si è optato per il flush fit, che garantisce una continuità delle superfici fluida e priva di interruzioni.
Nonostante una cilindrata media e ingombri complessivi compatti, la Atlas mostra una presenza su strada importante, comunicando la solidità tipica delle ammiraglie da grande turismo. È stato più volte sottolineato come il comparto ingegneristico abbia lavorato a stretto contatto con i designer. Non parliamo più di due mondi che si incontrano solo a fine processo, ma di un percorso condiviso, volto a ricercare la soluzione ottimale in ogni fase di sviluppo.
La vista anteriore è definita da una sezione frontale imponente, che le regala lo sguardo delle grandi viaggiatrici. Il gruppo ottico principale è dominato dalla firma luminosa, impreziosita da fari addizionali cornering incastonati ai lati per massimizzare la visibilità notturna e marcare il DNA fuoristradistico. Il cupolino dalle tonalità scure sovrasta il ponte di comando, mentre la pulizia estetica laterale è preservata integrando gli indicatori di direzione direttamente nei paramani, eliminando i classici supporti sporgenti soggetti a rotture. Si conclude con una coda filante da sportiva e terminale di scarico, corto e dal disegno marcatamente moderno, sebbene una linea leggermente più allungata avrebbe forse accentuato ulteriormente lo slancio del retrotreno.
PULSAZIONE ED EMOZIONE: L’ARTE DEL NUOVO BICILINDRICO
La nuova creatura di Solihull è un progetto interamente inedito, sviluppato attorno a un motore bicilindrico in parallelo da 585 cc con raffreddamento a liquido. I tecnici della casa britannica hanno voluto condividere ogni singolo dettaglio delle scelte meccaniche, evidenziando una progettazione raffinata che si esprime attraverso le prestazioni. L’unità termica eroga una potenza massima di 69 CV a 9.300 giri/min, supportata da una coppia motrice di 57 Nm espressa a 7.500 giri/min. L’adozione di un manovellismo con fasatura a 270° garantisce un’erogazione caratteristica, un sound deciso e una trattabilità esemplare ai regimi intermedi. L’ingegneria Norton si è spinta oltre la semplice ricerca delle prestazioni, studiando soluzioni orientate alla longevità e alla praticità d’uso quotidiano. Un esempio evidente è il sistema di estrazione del cambio a cassetta, concepito per rendere le operazioni di manutenzione ordinarie e straordinarie estremamente rapide e snelle. Questa attenzione costruttiva trasforma la Atlas da semplice oggetto di passaggio a investimento a lungo termine, una compagna d’avventura nata per durare nel tempo e accompagnare il motociclista per tutta la vita.
Norton ha spinto l’ingegneria ben oltre il consueto, implementando tecnologie mutuate direttamente dalla MotoGP. Il cuore dell’Atlas sfrutta un sistema a doppia pompa dell’olio che, oltre a garantire una lubrificazione costante, evacua il lubrificante dal carter creando un vero e proprio vuoto pneumatico sotto il pistone. Questo riduce drasticamente l’attrito idrostatico e massimizza la pressione differenziale, traducendosi in un incremento di potenza percepibile. Non solo, per la prima volta in questa categoria, Norton introduce il rivestimento al plasma dei cilindri, una soluzione derivata dal mondo delle supercar che supera il tradizionale Nicasil per efficienza termica e resistenza all’usura.
A questo si aggiunge un lavoro sulla silenziosità meccanica, eliminando i giochi tra gli ingranaggi della distribuzione e si è recuperato un prezioso ‘budget sonoro’ per regalare al bicilindrico un timbro di scarico gratificante.
CICLISTICA: IL TOCCO DI KYB PER GUIDATORI ESIGENTI
La struttura portante si affida a un traliccio in acciaio ad alta resistenza che utilizza il basamento del motore bicilindrico come elemento strutturale. Il comparto sospensioni è firmato KYB, presenti sia all’anteriore che al posteriore con elementi regolabili. La forcella a steli rovesciati presenta una taratura di base rigorosa, mentre il monoammortizzatore posteriore integra un registro idraulico remoto per la precarica, facilmente accessibile per adattare l’assetto al carico di bagagli o del passeggero. Il comparto frenante presenta tubi freno studiati per agire come piccoli ‘polmoni’, modulando l’espansione per offrire un attacco iniziale che non risulti troppo aggressivo, preservando il feeling con l’avantreno anche quando l’ABS Bosch 10.3 ME viene chiamato in causa su fondi infidi. I dischi sono semi flottanti da 310 mm di diametro, morsi da pinze radiali a quattro pistoncini firmati ByBre, coadiuvata da un singolo disco posteriore da 270 mm. La scelta della ciclistica varia a seconda della declinazione scelta. La versione Apex adotta una ruota anteriore da 19 pollici per una vocazione marcatamente Adventure, mentre la variante GT si affida a un cerchio da 17 pollici per privilegiare l’agilità nei rapidi cambi di direzione su asfalto, definendo in modo netto due caratteri dinamici ben distinti.
PIATTAFORMA A SEI ASSI: TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELL’ISTINTO
La dotazione tecnologica della Atlas ridefinisce gli standard per il segmento delle medie cilindrate, sfruttando l’architettura sofisticata di una piattaforma inerziale IMU a sei assi di derivazione Bosch. Il cervello elettronico supervisiona la dinamica della moto istante per istante, coordinando l’intervento dell’ABS cornering e del controllo di trazione sensibile all’angolo di piega. Il sistema offre cinque mappature di guida distinte (Urban, Rain, Tour, Sport ed Enduro), ciascuna studiata per calibrare la risposta del comando del gas ride-by-wire, il controllo anti-impennata e il sistema di gestione dello scivolamento laterale. La suite elettronica si arricchisce della frenata combinata assistita e della funzione Vehicle Hold per le ripartenze in salita. Il cambio elettronico Quickshifter bidirezionale permette passaggi di marcia senza l’utilizzo della frizione, ottimizzando il comfort nei lunghi trasferimenti. La gestione di tutte le funzioni di bordo avviene tramite l’interfaccia dell’ampio schermo TFT da 8 pollici touch, dotato di connettività Bluetooth integrata tramite l’applicazione dedicata Norton Rider, che permette di visualizzare direttamente la navigazione cartografica e gestire i parametri della moto in pochi e semplici passaggi direttamente dai blocchetti al manubrio.
La gestione elettronica rompe con la consuetudine delle impostazioni che si resettano a ogni accensione: la filosofia Norton è ‘Find Your Bike How You Left It’. Se scegli di disattivare il controllo di trazione, il sistema manterrà l’impostazione scelta anche dopo mesi di fermo. La dotazione punta al lusso delle supercar, basti pensare al sistema di illuminazione dinamico, che aumenta l’intensità in base alla velocità, o alla ‘puddle lamp’ che proietta il logo Norton a terra all’apertura del cavalletto. Per chi affronta le pendenze, la versione Apex integra l’Hill Hold Control, un sistema che blocca la moto in salita e rilascia automaticamente il freno solo quando la coppia è ottimale, eliminando ogni incertezza nella ripartenza.
PROVA: IL DILUVIO D’ISLANDA, 220 CHILOMETRI DI PURA AVVENTURA
Il mattino del test l’Islanda ci accoglie con il suo volto più autentico e severo. Temperature invernali, pioggia battente e raffiche di vento trasversali così violente da generare un preoccupante effetto vela, capace di spostare la moto di mezzo metro durante la marcia. In condizioni simili, la tentazione primaria sarebbe quella di spegnere il quadro e cercare riparo, ma la passione che unisce ogni motociclista che si rispetti, spinge ad accendere il motore e inserire la prima marcia. I primi chilometri nel traffico urbano mettono in luce le difficoltà dettate dal meteo, a partire dall’immediato appannamento della visiera del casco, inconveniente che richiede una preparazione meticolosa dei sistemi antiappannanti dedicati. Inizialmente decido di muovermi con estrema cautela selezionando la modalità Rain.
Questa mappa si rivela un ausilio prezioso per chi cerca la massima sicurezza nelle condizioni più critiche. Addolcisce nettamente la risposta dell’acceleratore e massimizza l’intervento del controllo di trazione, ma di fatto attenua in modo evidente la vivacità del propulsore. In questa configurazione, inoltre, il quickshifter mostra qualche accenno di ruvidezza negli innesti ai bassi regimi. Tra l’altro, la leva del cambio risulta estremamente sensibile e richiede una guida precisa. Se si mantiene per abitudine la punta dello stivale sotto il comando, le imperfezioni dell’asfalto possono provocare tocchi involontari capaci di attivare il taglio elettronico dell’erogazione. Per ovviare a queste improvvise interruzioni di spinta, è consigliabile arretrare il piede sulla pedana dopo ogni cambiata.
Superata la prima sosta fotografica, seguendo i consigli di Brian Gillen, decido di passare alla mappa Tour. In quel preciso istante, la Atlas cambia radicalmente volto. Tutto sommato, se ci riflettiamo dopo tanti anni di esperienza, i riding mode hanno in qualche modo modificato mentalmente il nostro approccio alla moto. Perché se un motore ha un’ottima progressione e una perfetta gestione della coppia nel suo arco di erogazione, 70 cavalli, se ben gestiti, sono tranquillamente fruibili anche in condizioni avverse. L’erogazione si rivela da subito incredibilmente corposa e fluida, donando la sensazione di guidare una cubatura ben superiore.
La progressione è vigorosa, per poi distendersi in un arco di coppia lineare ed elastico tra i 4.000 e i 7.500 giri/min. È questo il range ideale in cui godersi la spinta, senza la necessità di insistere fino al limitatore posto a quota 10.000 giri, dove il propulsore inevitabilmente mura. È indubbiamente possibile tirare le marce dai 7.500 fino ai 9.500 giri, ma è una zona in cui la spinta inizia a calare. Anche il quickshifter cambia carattere e lavorando sul numero di giri più alto gli innesti diventano rapidi e precisi.
Selezionando la modalità Sport, la risposta diventa ancora più reattiva e affilata, registrando soltanto un leggero accenno di effetto on-off al di sotto dei 4.000 giri. La ciclistica asseconda perfettamente la spinta del motore. L’avantreno comunica fiducia e le sospensioni lavorano egregiamente. Il mono posteriore mostra una taratura di base tendenzialmente rigida, orientata al sostegno nella guida dinamica, ma la generosa imbottitura della sella scherma la schiena dai colpi più duri.
L’asfalto islandese, fortemente drenante e dotato di un grip eccezionale nonostante la pioggia, lavora in simbiosi perfetta con gli pneumatici Eurogrip (un marchio di proprietà di TVS Moto) sviluppati ad hoc per questo modello. Abbandonando la carreggiata principale per affrontare le piste fuoristradistiche di terra battuta, lo scenario muta radicalmente. Il fondo vulcanico, coperto da un mix insidioso di ghiaia fine e cenere scura, richiede una guida attenta. Attivando la mappa Enduro l’ABS al posteriore viene escluso automaticamente, permettendo di gestire le inevitabili derapate del retrotreno. Nella guida in piedi sulle pedane si avverte l’unico vero limite ergonomico della carrozzeria. I fianchi della moto e la zona del serbatoio sono lisci, privi di adesivi protettivi dedicati al grip delle ginocchia, rendendo più faticoso il controllo del mezzo nei passaggi d’andatura più serrati in curva. Si tratta comunque di un problema facilmente risolvibile attingendo al catalogo accessori di Norton.
La frenata combinata, messa alla prova nei rallentamenti più decisi nelle altre mappe, si dimostra potente e perfettamente calibrata, senza mai risultare invasiva. Al termine dei 220 chilometri totali, percorsi sotto un’acqua incessante, la totale assenza di dolori articolari o indolenzimenti fisici testimonia la buona ergonomia. La triangolazione tra sella, manubrio e pedane si adatta alla mia statura di 173 cm, garantendo un appoggio stabile dei piedi a terra nelle soste.
Una menzione d’onore spetta alla gestione del display da 8 pollici. La funzionalità touchscreen è una trovata geniale che evita configurazioni errate e permette di navigare tra i parametri essenziali con la massima naturalezza come se si usasse uno smartphone. Tra l’altro, si disattiva automaticamente non appena la moto si mette in movimento e può essere comandato tramite il blocchetto di sinistra. Unico appunto perfettibile a riguardo sono la dimensione dei pulsanti dedicati alle manopole riscaldate e al Cruise Control, leggermente piccoli se azionati con i pesanti e spessi guanti invernali necessari durante il test.
IL PREZZO DELL’ESCLUSIVITÀ
La qualità costruttiva, l’esclusività del marchio e la ricchezza della dotazione tecnologica della nuova Norton Atlas comportano un posizionamento commerciale premium. Non siamo di fronte a una proposta generalista, ma a un pezzo di ingegneria britannica destinato a chi cerca un veicolo capace di distinguersi nettamente all’interno del proprio garage.
Basti pensare che, grazie ai test condotti nel Climatic Wind Tunnel, Norton ha brevettato insieme a TVS Motor un sistema di canalizzazione intelligente. Tramite una paratia, questo dispositivo convoglia il calore del radiatore lontano dagli stinchi e dai piedi del pilota, mentre in velocità un down wash laminare spinge i flussi caldi verso il basso per proteggere il comfort di marcia. Anche la protezione aerodinamica è figlia di questo studio, con il parabrezza regolabile che devia l’aria sopra il casco ed elimina le turbolenze che solitamente affaticano il collo nei lunghi trasferimenti autostradali.
Sebbene sul mercato esistano concorrenti agguerrite, nessuna offre di serie una suite elettronica così ricca e una cura dei dettagli così vicina al mondo del lusso su due ruote. Il prezzo da pagare di €9.250 per la GT e €10.525 per la versione APEX, riflettono il prestigio di un brand storico che ha scritto pagine memorabili del motociclismo mondiale. Questa esperienza tra i paesaggi primordiali e senza tempo dell’Islanda rimarrà un ricordo indelebile. Sullo sfondo di strade sconfinate, la Atlas non si è rivelata una semplice novità commerciale da recensire, ma una compagna di viaggio autentica. La vera protagonista di un’avventura unica e di una storia da raccontare.
Abbigliamento utilizzato in collaborazione con:
ARAI casco TOUR-X5
DAINESE Giacca Springbok 3L
DAINESE Guanti Springbok 3L
FORMA Stivali ADV Tourer DRY
SCHEDA TECNICA NORTON ATLAS
Motore: Bicilindrico parallelo, 4 tempi, DOHC, manovellismo a 270°, raffreddato a liquido, Euro 5+
Potenza max: 51,5 kW (70 CV) @ 9.300 giri/min
Coppia max: 57,5 N·m @ 7.300 giri/min
Cilindrata: 585 cc
Cambio: Meccanico a 6 rapporti con Quick Shift bidirezionale, frizione assistita e antisaltellamento
Peso: 188 kg (a secco/senza carburante)
Sosp. anteriore: Forcella KYB upside-down da 43 mm completamente regolabile in 20 posizioni (escursione 180 mm)
Sosp. posteriore: Monoammortizzatore KYB regolabile in estensione e precarico idraulico (escursione 180 mm)
Impianto frenante: Ant. Doppio disco ø 310 mm con pinze radiali ByBre a 4 pistoncini – post. Disco singolo ø 270 mm con pinza ByBre (Bosch Cornering ABS di serie)
Pneumatici: Anteriore: 110/80-R19; Posteriore: 150/70-R17 (Eurogrip Explo R Plus fatti su misura)
Capacità serbatoio: 15,4 lt
Consumo: 23 km/l (circa 4,3 l/100 km)
Prezzo: Da 9.250 € per la versione Atlas standard (10.525 € per la versione Apex)
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