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Ridurre i pedaggi autostradali per le moto: il Governo sposa la richiesta di ANCMA

Da anni Confindustria ANCMA si batte per  cambiare la logica dei pagamenti autostradali con una differenziazione tra auto e moto.
Secondo l’Associazione nazionale ciclo motociclo e accessori, con una riduzione del costo dei pedaggi, si incentiverebbero i motociclisti ad utilizzare le autostrade come itinerario per i loro viaggi a tutto vantaggio della sicurezza dei centauri.
Infatti secondo i più recenti dati forniti da ACI/ISTAT, un motociclista coinvolto in incidente ha quasi il doppio delle probabilità di sopravvivere se il sinistro avviene su un’autostrada piuttosto che su un’altra strada extra-urbana: ogni 100 motociclisti coinvolti in incidente, le vittime in autostrada sono 3,5, mentre su strade provinciali, regionali o statali il rapporto sale a 6,2, nonostante le velocità di crociera sulle autostrade sia superiore.
Negli ultimi quattro anni sulle autostrade hanno perso la vita 577 motociclisti, mentre sulle strade extraurbane le vittime su due ruote sono state 1.260.

Il Sottosegretario per le Infrastrutture e i Trasporti, Umberto Del Basso De Caro, ha fatto sapere ieri in Commissione Trasporti della Camera che, su sollecitazione delle associazioni di categoria, ha attivato un tavolo tecnico con AISCAT (l’associazione sindacale che riunisce i concessionari autostradali), segnalando che lo stesso Ministero, lo scorso 5 luglio, aveva inviato alla stessa AISCAT una proposta di tariffa differenziata per motoveicoli.

“Ogni motociclista che sceglie una strada statale o provinciale anziché un’autostrada per risparmiare sul pedaggio – dichiara Corrado Capelli, Presidente di Confindustria ANCMA – si espone a un rischio quasi doppio di perdere la vita in caso di incidente. Incentivare i motociclisti a utilizzare le autostrade che, come affermato dagli stessi concessionari, sono le strade più sicure, è una necessità non ulteriormente prorogabile”.

Redazione:

Guarda i Commenti (1)

  • Beh....."dopo anni di duro lavoro" è un po' eccessivo! Sono almeno due decennni che associazioni "libere" di motociclisti organizzati autonomamente hanno portato avanti questa battaglia con tanto di "giornate dell'autoriduzione" e raccolta firme, cartoline al presidente della Repubblica! ANCMA si è svegliata quando ha capito che nè FMI, nè altri avevano le risorse per far emergere il problema ai media, ed invece di "patrocinare" questi sforzi, è "scesa in campo" direttamente. Ma è un'anomalia nell'anomalia, dove all'ESTERO sono i MOTOCICLISTI che scendono in strada, non la CONFINDUSTRIA!

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