Benelli: i ciclomotori legati alla storia del marchio [VIDEO]

Tecnica e passione dal dopoguerra

In un nuovo filmato si pone in evidenza un'altra parte importante del percorso evolutivo nella produzione pesarese
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I ciclomotori nella storia di Benelli sono il tema di un terzo video proposto tramite la pagina Facebook, curato come indicato dal Registro Storico Benelli.

Un altro capitolo di un percorso ultracentenario

Parlando di ciclomotori, si inizia nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Già nel 1943, tornando alla realtà di Pesaro, si applica un motore a una bicicletta. Però non sarà mai proposto per la produzione. Invece MotoBi, altro storico marchio pesarese, nel 1953 propose all’esposizione milanese un ciclomotore B44. Ossia una bicicletta dotata di motore ovale. Anche questa mai giunta in produzione, come ricordato. Si arriva allora al 1956 quando Benelli sviluppò e produsse il primo ciclomotore dotato di unità a due tempi da 48 cc, tralasciando la precedente sperimentazione con la bicicletta.
Nel 1959 il Codice della Strada consentì lo sviluppo di ciclomotori con potenza di 1 cavallo e mezzo, 40 km/h di velocità massima e guidabili senza patente. Intanto, riprendendo le indicazioni fornite nel filmato, proprio verso la fine degli anni ’50 si attenuarono le richieste del Leoncino realizzato dal 1951, dunque il nuovo sviluppo di ciclomotori da 48 cc consentì la conversione delle linee di produzione per questo nuovo tipo di produzione.
Un’ulteriore evoluzione nella mobilità a due ruote pesarese è datata 1960, con l’avvento dell’innovativo Picnic da 75 cc, un motore a quattro tempi per uno mezzo a ruota alta siglato MotoBi. Ad appena due anni di distanza, lo stesso marchio propose un ciclomotore da 48 cc che a causa della somiglianza con un altro esemplare fu denominato “piccolo Imperiale”.
I tempi mutarono ancora nel 1962 con l’arrivo dell’auto utilitaria, portando Benelli e MotoBi a unire le forze. Da lì Luigi Benelli, figlio di Giuseppe, iniziò a ideare una serie di ciclomotori che catturarono nel tempo le attenzioni di diversi giovanissimi, tra anni ’60 e ’70. Tra le novità anche gli esemplari a ruota piccola firmati da entrambi i marchi, in particolare l’esemplare Motorella. Uno dei modelli più realizzati da Benelli. L’attenzione non mancava anche per gli esemplari a ruota alta, apprezzati in diversi Paesi del Vecchio Continente e oltre oceano. Da alcuni di questi prese vita il “Benellino a tre marce”, che consentì al gruppo pesarese di superare il duro periodo negli anni ’60.
Cambiarono ancora i tempi nel 1971, con l’acquisizione della Benelli da parte dell’imprenditore italo-argentino Alejandro De Tomaso, più orientato su esemplari di grossa cilindrata. Comunque si realizzarono ancora altri ciclomotori con l’avvento anche di esemplari a cinque marce. Sino a quando si giunse negli anni ’80 con uno dei primi scooter: l’S50. Un esemplare che inaugurò un nuovo percorso nella produzione di scooter del periodo tra anni ’80 e ’90. Periodo di altri cambiamenti come un nuovo passaggio di proprietà nel 1991 all’industriale pesarese Giancarlo Selci. Poi ancora un’acquisizione nel 1996 dal Gruppo Merloni e, quindi, nel 2006 il passaggio all’attuale Gruppo cinese Q. J., come ricordato ancora nell’occasione.

Foto e video: Benelli

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