Micromobilità e monopattini elettrici: una presenza sempre più ampia e diffusa

Un quadro del fenomeno

Una prospettiva della diffusione sempre più radicata di servizi di condivisione e l'impiego di monopattini elettrici in diverse realtà internazionali
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Da qualche mese si notano anche in Italia, ma i monopattini elettrici comunemente noti anche come e-scooter, sono già presenti e piuttosto diffusi in altre realtà internazionali. Dagli Stati Uniti a buona parte dei contesti europei. Una presenza legata anche alle regolamentazioni.

Un fenomeno internazionale

Il Gruppo Volkswagen propone una sintesi di servizi e presenza di questi mezzi in vari contesti del mondo. Ad esempio negli Stati Uniti sono presenti e impiegati in oltre 20 Stati e 30 città. Una diffusione che, come accaduto per i più comuni skateboard e veicoli dune buggy, è iniziata dalla California. Nel Golden State figurano anche diversi e numerosi servizi di condivisione, sebbene in alcune città sia stato pattuito un limite di mezzi circolanti e, dove non è possibile utilizzarli, un sistema geofencing disabilita gli stessi monopattini. Si rischia poi l’eventuale sequestro, se giungono segnalazioni di parcheggio improprio e non si risolve la questione entro breve tempo.
In Israele il clima e la tipologia di territorio offrono motivi interessanti per l’utilizzo di questi monopattini, sopratutto quando i mezzi pubblici restano fermi durante i giorni festivi di sabato, come segnalato.
Spostandoci poi in diverse realtà del Vecchio Continente, a Varsavia e Breslavia, in Polonia, figurano già dei servizi sharing. I primi nel Paese. Quindi in Svezia, una delle realtà più votate al sostegno di sistemi di mobilità innovativi. L’azienda locale VOI fornisce un servizio da Stoccolma, Goteborg e Malmö, affermandosi poi anche in altre realtà del continente. In Gran Bretagna al momento figura un operatore che sta testando il servizio al London Olympic Park, per verificare una possibile espansione. Per ora è possibile circolare in zone primate, secondo le indicazioni.
Diversa la situazione in Francia, in particolare a Parigi, una delle prime metropoli in Europa ad aver dato spazio ai monopattini elettrici, definiti qui “trottinettes”. Risultano numerosi gli acquisti tra i privati (un numero superiore ai 200.000 registrato lo scorso anno), in base a quanto indicato.
Il Governo tedesco ha regolamentato l’utilizzo degli e-scooter dopo una fase sperimentale, consentendone la circolazione su strada e piste ciclabili, ma non sui marciapiedi. A Berlino hanno preso vita le prime attività di sharing. Si può guidare un monopattino elettrico dai 14 anni, le luci sono obbligatorie, mentre il casco è consigliato. La potenza massima risulta di 500 Watt, raggiungendo al massimo i 20 km/h.
Poi a Bruxelles figurano sei operatori di servizio sharing, con una regolamentazione dallo scorso febbraio. Mentre sono cinque le società con formula “free floating” situate a Vienna, in Austria. È possibile circolare in aree definite e, nel caso di oltrepassi il limite, un suono segnala lo sconfinamento e si interrompe solo rientrando nell’area adibita alla circolazione.
Approdando in Spagna, la pratica della condivisione è già attiva a Madrid e a Malaga. Il marchio SEAT, ad esempio, collabora strategicamente con la start-up UFO nella capitale spagnola e figurano ben 530 eXS Kickscooter, realizzati in collaborazione con Segway. Sugli e-scooter a Madrid, comunque, non è possibile circolare nelle aree pedonali o su strade il cui limite supera i 50 km/h, come segnalato. Quindi in Portogallo, con l’arrivo dei monopattini lo scorso anno, grazie a una società californiana. Sono presenti a Lisbona circa 500 mezzi predisposti per lo sharing.
Infine, in Svizzera un operatore ha ritirato la propria flotta di monopattini dopo diversi incidenti, ma in ogni caso sia nel privato e anche in attività di noleggio, i cosiddetti “e-Trottis” restano diffusi. Risultano maggiormente circolanti nelle città di Basilea e Zurigo, come riferito.

La circolazione sharing

Questi tipo di mobilità alternativa o micromobilità urbana rappresenterebbe, dunque, un’ulteriore e progressiva evoluzione di uno dei bisogni innati dell’uomo: spostarsi. Gli e-scooter appaiono la rivisitazione di un mezzo già noto, ma potenziato dalla pulsione elettrica, che può garantire mediamente circa 20 chilometri viaggiando sino a 20 km/h. L’utilizzo del casco è raccomandato, ma non obbligatorio sino ad ora e, considerando gli accennati servizi di sharing, la ricarica dei mezzi è effettuata di notte per essere poi operativi durante le ore diurne. In alcuni casi, tramite bonus tariffari, alcune società consentono agli stessi utenti di effettuare l’operazione. Start-up e società che operano in questo settore sono diverse, come ad esempio i citati eXS scooter di SEAT in partnership con Segway. Anche la stessa Volkswagen è interessata con la prospettata introduzione del Cityskater, poi figurano anche volti noti dello sport mondiale come Usian Bolt e la società Bolt Mobility o il pilota iridato in Formula 1, Nico Rosberg, azionista della Tier Mobility, riprendendo sempre quanto segnalato.
Il sistema “free floating” (flusso libero) caratterizza i servizi di sharing, consentendo all’utenza di prendere e restituire comodamente il mezzo. Tramite un’applicazione e un sistema GPS si individua l’e-scooter, scansionando il relativo QR code per sbloccare il veicolo e dopo una spinta animare il motore elettrico, sollecitandolo attraverso la pressione su una leva presente sul manubrio, solitamente. Il pagamento avviene al termine dell’utilizzo tramite l’app, collegata alla carta di credito dell’utente. Le tariffe sono mediamente contenute, secondo le stime.

Foto: Volkswagen AG

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