Aerografare un casco, parte terza

Si conclude il racconto, con la decorazione aerografa, la finitura e la consegna

Terza ed ultima parte di un racconto le cui prime due parti trovate qui e qui in cui ci siamo impegnati nel raccontarvi la nascita di quella che, ora che è finita, possiamo definire senza remore una vera e propria opera d’arte. Che sia un disegno semplice, un fumetto o un disegno più complesso, abbiamo visto che la realizzazione di questo tipo di decorazione richiede attrezzature da carrozziere, capacità acquisite con l’esperienza, ma soprattutto una dote che è propria solo di un vero artista, più che di un artigiano. Vedere all’opera Mirko di Koro Design di Milano (www.aerografie.com) è un vero piacere. Sarà perché chi vi scrive non è mai stato un gran disegnatore a mano libera, ma l’invidia è tanta nel vedere quanta abilità ci sia nelle sue mani, con la capacità di creare un’opera con una apparente grande facilità. Facciamo un passo indietro, con la seconda parte del nostro racconto vi avevamo accompagnati fino alla prima fase della parte “centrale” del processo, in cui Mirko aveva tagliato con un bisturi le mascherine adesive all’interno delle quali aveva iniziato a disegnare a matita i tratti principali del disegno. Ritroviamo ora il casco quasi finito, ma ci sono volute ore di impegno, tra aerofrago, tanti colori e sfumature e la grande capacità del disegnatore. In realtà ciò che prima di vedere dal vivo ritenevamo fosse molto più semplice, si è rivelato un procedimento lungo, fatto di tanti passaggi e ricco di complicazioni che non avremmo immaginato. Un disegno come quello che vi stiamo raccontando richiede ad esempio decine di colori, molti sfumati per avere un risultato ottimale, con la necessità di pulire gli strumenti tra uno e l’altro. Oltretutto i margini dei disegni di questa tipologia devono essere netti, con l’obbligo quindi di realizzare mascherine che non sempre sono pretagliate, ma che vanno appunto ricavate a mano dal disegno, con un lavoro di precisione e di estrema pazienza. Ora i disegni principali sono conclusi, quindi Biancaneve con la sua mela, Pisolo e la strega, ma il casco a noi appare “vuoto” e lontano dall’essere finito.

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Soprattutto una volta che vengono rimosse le mascherine, così da lasciar vedere l’intera superficie. Anche qui però siamo di nuovo rimasti sorpresi, in questo caso per la semplicità e la relativa rapidità con cui Mirko ha dato forma all’opera definitiva. Passato il casco con il diluente antisiliconico per togliere le tracce di sporcizia, colla residua delle mascherine ed anche l’unto lasciato dalle mani evitando che potessero interagire con la verniciatura successiva, in pochi minuti ha “riempito” le parti vuote con stelle e sfumature, aiutandosi in alcuni casi lo scotch da carrozziere (per le linee rette). Conclusi gli ultimi ritocchi mancano solo un paio di dettagli: la mentoniera del nostro modulare va ancora arricchita e la proprietaria del casco aveva chiesto una scritta, una sorta di soprannome o di titolo dell’opera. La posizione della scritta è oggetto di una telefonata per appurare che il gusto del disegnatore coincida con quello della “committente”. In base agli spazi disponibili ed al tipo di scritta, oltre al tipo di carattere scelto, si arriva alla decisione di dividere le due parole posizionandole lateralmente nella parte alta.

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Fortunatamente per Mirko per queste cose la particolare stampante utilizzata produce mascherine pretagliate, che rendono il lavoro meno complesso. Lo aiuta anche il suo socio, che con un computer imposta la stampa. Si fa per le scritte e per le sole figure più semplici, appunto perché su disegni complessi occorre meno tempo a Mirko per tagliare le mascherine a mano, piuttosto che per impostare il progetto “a schermo”. Una volta stampate le mascherine vanno comunque tolte le parti “in negativo” con un bel po’ di pazienza.

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Finita la preparazione le attacca al casco e con l’aerografo ed un paio di colori completa la verniciatura. Stessa operazione per il disegno di una corona che decide di inserire sulla mentoniera. Fatto quest’ultimo passaggio occorre pazientare un po’, per far si che la vernici asciughi per bene. Questo perché manca ancora una parte importantissima: il trasparente di protezione, che darà anche luce al casco, che al momento è ancora opaco. Nell’attesa anche il “terzo socio” della Koro Design ci tiene compagnia…

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Dare il trasparente ha molteplici scopi e, nemmeno a dirlo, non è banale così come potrebbe sembrare. Intanto si fa in “reparto carrozzeria”, con la pistola, non con l’aerografo, oltre che con l’ausilio del forno per far essiccare in modo ottimale la vernice. In più Mirko ci svela una curiosità, che non conoscevamo. Già in passato ci siamo stupiti per l’assenza al tatto di dislivelli in presenza di disegni sulla carrozzeria, oltre che in opere “ad hoc” come quelle realizzare con l’aerografo, anche ad esempio sulle Harley Davidson vendute da nuove con verniciature particolari. Questo risultato si ottiene grazie a ben sei (6!) strati di trasparente. Dopo aver dato i primi tre si carteggia, livellando così il tutto, per poi dare gli ultimi tre. In realtà con l’aerografo non si sale di spessore, ma più strati di vernice sono comunque una ottima protezione per salvaguardare l’integrità del disegno realizzato. Ultimo dettaglio: il trasparente può essere opaco o ludico, per dare un effetto diverso. Con questo casco è stato utilizzato quello lucido, che dona infatti una gran luminosità al risultato finale.

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Rivederlo così è tutto un altro vedere, oltre a rendere praticamente impossibile l’operazione di fotografarlo in assenza di riflessi (purtroppo per noi). Resta solo da togliere la carta ed il nastro a protezione delle parti interne e non verniciate, oltre al rimontaggio dei particolari che erano stati tolti (e rimontare e sempre più complesso di smontare…), oltre a ricomporre mentoniera e visiera nel caso di questo modulare.

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Ora il casco è davvero finito. A questo punto resta solo un ultimo “pezzo”: la consegna. L’espressione della proprietaria alla vista di quello che oramai è diventato una piccola opera d’arte, crediamo che ripaghi lo sforzo profuso nella sua realizzazione. Sembra quasi quella di un bambino che desidera da tempo un regalo e lo riceve in modo inatteso. A dire il vero il lavoro, come è ovvio, è ripagato non solo con la soddisfazione, ma anche con un congruo contributo economico. Per questo vi rimandiamo alla Koro Design ed a chi opera in questo settore, per un progetto di personalizzazione di un casco i costi variano molto, soprattutto in funzione del disegno che si sceglie, mediamente ed indicativamente l’ordine di grandezza della spesa si aggira nel range tra i 150-200 ed i 4-500 euro, ma sarebbe impossibile fare un preventivo prima di aver ragionato concretamente sul progetto.

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Le fotografie sono realizzate con una fotocamera Full-Frame Mirrorless Sony A7 con obiettivo Vario-Tessar T FE 24-70 mm F4 ZA OSS

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