Ducati Scrambler Classic, prova su strada 2015

Maneggevole (e si sapeva), la sorpresa è che c’è anche da divertirsi!

Ducati Scrambler Classic: Torna il nome di un modello storico, che negli anni ’60 aveva spopolato con una configurazione monocilindrica con cilindrate da 250 a quattro-e-mezzo. Rispolverare questo nome, carico di significati e tradizione, non è stato affatto facile. In Ducati sono anni che se ne parla, ma il progetto non era mai decollato. I motivi sono tanti, vuoi la presenza a listino di modelli come la Sportclassic GT 1000 fino a pochi anni fa, oppure la paura che si sovrapponesse agli allestimenti entry level della Monster. C’era poi anche il timore che ripescare un nome così importante per la storia del marchio potesse essere letto come un’operazione nostalgia, come ce ne sono tante, con tutti i pro e i contro. Alla fine con la nuova Monster, che ha alzato decisamente verso l’alto l’asticella (la 821 parte da ben 112 cavalli, senza parlare della 1200) si è creato lo spazio per un modello più “tranquillo”, qualcosa che andasse a soddisfare le esigenze di chi prima si orientava alle Monster meno potenti, ma in modo tutt’altro che banale. Lo dimostra il fatto che Scrambler non è solo un modello, ma un nuovo Brand. Uno stile nuovo di vivere la moto. Concetti che ad alcuni faranno storcere un po’ il naso, “frasi da marketing” per attrarre nuovi clienti, bene per le sorti del marchio, ma la moto com’è? Il prezzo poi non è nemmeno troppo basso, se non si sceglie la Icon (non per nulla di gran lunga la più venduta delle 4 versioni disponibili) ci si avvicina pericolosamente a quello di una Monster 821 Dark. Forse proprio la scelta di “stare alti” è stata voluta per rilanciare ulteriormente il valore di Ducati, evitando di proporre un modello economico. Nemmeno il rischio di modernizzare una moto di 50 anni fa è stato corso, perché la nuova Scrambler nella tecnica ha ben poco a che vedere con quella storica. Oramai Ducati non produce un monocilindrico da tempo e sarebbe stato anacronistico tornare a farlo. Quindi anche lei è una Ducati come tutte le altre, con due cilindri e la distribuzione desmodromica, facile e maneggevole, una moto per tutti, ma non per questo la sorella “sfigata”, anzi. Di stile ha da venderne e si è visto fin dalle sue prime apparizioni. Ciò che ci ha stupito però è che guidarla è tutt’altro che noioso anche per chi di esperienza ne ha parecchia. In poche curve è riuscita a far venire meno tutto il nostro scetticismo, conquistandoci proprio nell’aspetto più caro ad un motociclista: il piacere di guida. Resta qualche dubbio sul prezzo, da noi ritenuto un po’ elevato, ma il successo che sta raccogliendo sembra dar ragione a Ducati.

Estetica e finiture:

Voto: ★★★★★ 

Uno stile unico, un mix di moderno e richiami al passato
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Foto by “LINGEGNERE”

Partiamo con una riflessione, la Scrambler è a tutti gli effetti la prima Ducati figlia dell’era Audi. Un progetto che, guardandola da vicino e soffermandosi sui particolari, non lascia nulla, ma proprio nulla, al caso. Non credete che, visto il suo posizionamento nel listino, sia una Ducati entry level. Lo potrà essere per il dato sulla potenza o per alcune soluzioni ciclistiche più semplici, ma la qualità ed i dettagli sono da Ducati vera. Non è nemmeno una modernizzazione della Scrambler del 1962, che richiama solo con alcune chicche, come la scritta “Born Free 1962” sul tappo del serbatoio o la chiave che ricorda la forma del devioluci della sua antenata, oppure il look del serbatoio bicolore (le cui due guance laterali in alluminio spazzolato sono smontabili) e della sella trapuntata. Per il resto troviamo elementi moderni come i 4 segmenti a LED che formano una circonferenza nella parte esterna del faro anteriore, o il fanale posteriore, sempre a LED, che disegna una “U” sotto alla scritta Ducati della sella, sotto alla quale troviamo una presa USB, un altro comodo tocco di modernità. C’è poca plastica, molto metallo ed un aspetto essenziale, così come deve essere. Anche la strumentazione è un mix di classico (la forma circolare), essenziale (un solo elemento posto sulla destra di chi guida, privo di troppi fronzoli o di tasti per navigare i menù) e moderno (è un display digitale). Bellissimi i cerchi a raggi, che sono prerogativa dell’allestimento Classic della nostra prova e della Urban Enduro, a nostro avviso i più belli da guardare. Anche per lo scarico sono state studiate con attenzione due caratteristiche importanti: linea e prestazioni. A vederlo sembra l’unione di sinuosi collettori (un vezzo estetico che obbliga però a smontare lo scarico ogni volta che si interviene sulle cinghie) ed un terminale corto, moderno e bello da vedere. In realtà a moto inclinata si nota che i due elementi non sono uniti direttamente, ma che nella parte inferiore trova posto un “padellone” che nasconde una porzione necessaria per il corretto funzionamento e posizionamento del catalizzatore. Più in generale, girando intorno alla Scrambler ed osservandola da vicino, è evidente come tutto sia ben studiato ed ottimamente realizzato. Ogni elemento fa parte dello stile di questa moto, nulla è fuori posto. Bello il forcellone nero, con il monoammortizzatore posto sul lato sinistro, curata la finitura del motore, con una colorazione nera opaca ed alcuni dettagli come, ad esempio, la parte verticale della alettatura dei cilindri a contrasto in color metallo. Tutto è essenziale, ma mai povero. La forcella è una up-side-down, il disco freno anteriore unico, ma con una prestigiosa pinza ad attacco radiale Brembo e di diametro importante. C’è poi tanto spazio per la personalizzazione della moto, perché il concetto Scrambler si può vivere così com’è, ma anche giocando con particolari e modifiche che la possono far diventare un pezzo unico.

Motore e prestazioni:

Voto: ★★★★½ 

Facile si, ma con la potenza giusta
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Foto by “LINGEGNERE”

Il motore della Scrambler è un classico Ducati: il bicilindrico ad L con distribuzione desmodromica e raffreddamento ad aria. L’803 cc è derivato dal quello del Monster 796, ma con alberi a camme specifici per conferirle un carattere diverso, più fluido ed omogeneo. Resta a due valvole per cilindro, con una potenza massima di 75 cavalli ad 8.250 giri e 68 Nm di coppia a 5.750. Il moderno cambio a 6 rapporti è poi abbinato ad una frizione antisaltellamento di tipo APTC. L’erogazione è lineare e rende la potenza “facile” e per tutti, ma guidandola la Scrambler ci ha saputo togliere il dubbio di essere troppo tranquilla. Tanto per dare un’idea, 75 cavalli al giorno d’oggi non sono tantissimi, ma sono sufficienti, se si è convinti che per fare un monoruota occorra sfrizionare come dei pazzi, a mettersi la moto per cappello, come un giornalista ha fatto alla presentazione californiana della Scrambler. Molte volte lo abbiamo ribadito, i numeri non dicono tutto, a volte potenze esagerate non si traducono in divertimento, altre volte bastano meno di 80-90 cavalli per dar sapore all’esperienza di guida. In questo guidare la Scrambler ci ha appunto levato ogni dubbio, il motore è parte di un progetto e ne rispecchia a pieno le sue caratteristiche. Si guida facile, non c’è nemmeno bisogno dell’elettronica (almeno sull’asfalto asciutto) per essere sempre in sicurezza, ma grazie alla grandissima maneggevolezza si tiene il passo di moto ben più potenti senza difficoltà. Non abbiamo per nulla desiderato una versione con qualche cavallo in più. Oltretutto l’erogazione tonda e fluida la rende facile anche per chi si volesse divertire a fare qualche traverso sullo sterrato, così come dovrebbe essere per una moto che porta questo nome. Per chi volesse darle una voce più interessante occorre mettere mano al portafogli e sostituire lo scarico originale, che è molto “educato”.

Guida e maneggevolezza:

Voto: ★★★★½ 

Si guida come una bicicletta, sa essere divertente per chi ci prende gusto
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Foto by “LINGEGNERE”

Un po’ di scetticismo c’era, lo ammettiamo. Vuoi per il prezzo che ad un giudizio affrettato potrebbe sembrare superiore ai contenuti, vuoi per tutto lo sforzo mediatico per il lancio di quello che oltre ad un modello è un nuovo Brand, ci sembrava che gli aspetti per noi fondamentali in una moto fossero stati persi di vista. Salire sulla Scrambler invece è stata una piacevolissima sorpresa, una moto che si guida come una bicicletta, super maneggevole, ma in grado di regalare belle emozioni anche a chi in moto ci va da anni ed apprezza la bella guida. Una moto con cui andare a passeggio, ma anche tirare la staccata sulla strada giusta levandosi non poche soddisfazioni. A convincerci sono bastate una manciata di curve, tra il passo della Culmine e la Val Taleggio. Le prime strette e terreno ideale per una moto come la Scrambler, svelta e maneggevole come poche, per passare invece alla sequenza di cambi di direzione e curve più larghe, da terza e quarta marcia, che troviamo scendendo verso la bergamasca. Forse perché siamo freschi di un’esperienza in questo ambito, ma dopo poche curve in sella alla Scrambler la sensazione è proprio quella di guidare una moto da Flat Track. Manubrio largo, avantreno leggero, si guida con il peso in avanti per caricare l’anteriore e con le spalle che vanno a finire quasi sopra al manubrio stesso. La Classic lo ha alto, delle 4 in questo si differenzia solo la Full Throttle che ne ha uno più basso, All’inizio le gomme fanno un po’ timore, ci si aspetta che siano un vezzo estetico che si pagherà in termini di tenuta di strada, ed invece la Scrambler “sta lì” sempre, anche quando si inizia a spingerla forte. Le pedane sono basse, ma non toccano facilmente il suolo, le punte dei piedi invece si. Si guida quindi in punta di piedi, facendoli scivolare indietro e tenendoli ben chiusi all’interno per evitare di strisciare alla prima piega. Che sia facile è evidente da subito, basta guardarla, semplice e “concentrata” nella zona del motore, con evidenti vantaggi in termini di centralità delle masse. Sono 170 i Kg a secco della Scrambler, 186 in ordine di marcia. Salgono di 6 e mezzo nella configurazione Classic, ma poco cambia. La sella bassa, l’erogazione fluida e la maneggevolezza ne fanno forse la migliore moto sul mercato anche per affrontare l’esame della patente, oltretutto la potenza è sufficiente per ottenere direttamente quella senza limitazioni, sempre che l’età lo consenta. Ottimo anche l’impianto frenante, che se si basa su un solo freno a disco ed una unica pinza freno, li prende però nientemeno che dalla Panigale. Un grosso disco da 330 mm abbinato ad una pinza radiale Brembo monoblocco a 4 pistoncini rende la frenata sempre all’altezza: Previsto inoltre un impianto ABS della Bosch di ultima generazione. Anche se non a tutti questo aspetto cambierà nulla, grazie alle gomme di cui è dotata, la Scrambler è davvero come il suo nome vorrebbe: nello sterrato l’animo da Flat Track esce davvero e ci si può divertire a fare due traversi senza essere un pilotone. Proprio quello che faceva chi ha creato questo genere di moto.

Prezzo e consumi:

Voto: ★★★½☆ 

Si parte dagli 8.240 della Icon, 9.640 per le altre tre versioni
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Foto by “LINGEGNERE”

Per essere politicamente corretti potremmo dire che il prezzo è allineato alla concorrenza. In effetti la Triumph con cui condivide il nome costa la bellezza di 10.190 euro ed è certamente meno brillante alla luce dei suoi 59 cavalli. In realtà le due moto sono difficilmente confrontabili, sono due interpretazioni molto diverse del “concetto Scrambler”. A dire il vero è davvero difficile confrontarla con qualsiasi altra moto, perchè siamo di fronte ad un genere unico, per certi versi trasversale rispetto ai segmenti che siamo abituati ad analizzare. A nostro avviso la entry level al mondo Ducati Scrambler, la Icon, con i sui 8.240 euro (rossa, perché gialla costa 100 euro in più) già non è economica, anche se a ben guardare giustifica senza grossi problemi il suo costo. La Classic della nostra prova e la Urban Enduro, che tra le altre cose guadagnano i costosi cerchi a raggi (che però sono un must dal punto di vista estetico), salgono a 9.640 euro, stesso prezzo della Full Throttle (che ha scarichi ed un allestimento sportivo in abbinamento ai cerchi in lega). Noi, ma si potrebbe infilarsi in un discorso molto complesso sul reale valore di un prodotto, che include concetti come valore del Brand e molto altro oltre al mero costo di produzione, qualche dubbio di essere oltre al prezzo che ci si potrebbe aspettare da questa moto ce lo siamo posto. Tanto per stare in Casa Ducati sono appena 600 gli euro che la separano dalla ben più sportiva Monster 821 Dark, altri 500 per la “standard”. Differenza così limitata che, anche se i due modelli non si dovrebbero sovrapporre perché profondamente diversi tra loro, sembra però lasciare poco spazio ad un modello pepato della Scrambler, con qualche cavallo in più ed una ciclistica più sportiva. Per questo proprio il prezzo è a nostro parere potrebbe essere il solo unico importante difetto della Scrambler. I dati di vendita però dicono che la scelta di pricing è stata corretta, perché 9.000 esemplari venduti nel primo semestre del 2015 ne stanno decretando un importante successo. Dalla sua la Ducati Scrambler ha anche una buona aspettativa sulla tenuta del valore nel tempo, anche perché il marchio Ducati è sempre più una certezza, reso dalla partnership con il gruppo Audi più solido e lontano dai tempi della presunta scarsa affidabilità. Poi, dando un occhio ai listini, con meno di 10 mila euro quale moto offre stile, qualità e divertimento quanto la nuova Scrambler?

PRO E CONTRO
Ci piace:
Bella e con uno stile unico, facile da guidare e divertente oltre le previsioni

Non ci piace:
Prezzo elevato, scarico che scalda la gamba destra nel traffico cittadino

Ducati Scrambler Classic: la Pagella di Motorionline

Motore:★★★★☆ 
Maneggevolezza:★★★★★ 
Cambio e trasmissione:★★★★½ 
Frenata:★★★★½ 
Sospensioni:★★★★☆ 
Guida:★★★★½ 
Comfort pilota:★★★★☆ 
Comfort passeggero:★★★★☆ 
Dotazione:★★★★☆ 
Qualità/Prezzo:★★★☆☆ 
Linea:★★★★★ 
Consumi:★★★★☆ 

Foto del test by “LINGEGNERE”
Abbigliamento del test:
Giacca: Dainese Washington Jacket
Pantalone: Dainese Jeans Prattville
Guanti: Dainese Blackjack nero
Scarpa: Stylmartin Sunset
Casco: AGV RP60 Splatter

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