Triumph Speed Triple R, prova su strada 2015

Un classico che non delude mai, nell'allestimento "definitivo"!

Triumph Speed Triple R: Una moto che non invecchia mai, questo è quello che continuiamo a pensare dopo essere saliti in sella alla affascinante inglese. Di tutte le novità degli ultimi anni, di tutte le naked ipersportive con potenze stratosferiche, nella guida su strada lei se ne fa un sol boccone in quanto a capacità di far divertire. Pochi fronzoli, zero elettronica (eccezion fatta per l’ABS), niente riding mode e complicati ammennicoli da configurare: sali, guidi e ti diverti, stop. 135 cavalli, tanti, ma non troppi, non mette in soggezione come altre sue concorrenti, però il tre cilindri in questo contesto è perfetto, pieno fin dai bassi, regolare nel crescere di regime, consente davvero di fare tutto ciò che si vorrebbe. Quella R poi ne fa una “moto da professionista”, perfetta per il turno in pista oltre che per il giro della domenica, grazie a sospensioni Ohlins, pinze radiali monoblocco Brembo che, insieme ad altri ritocchi estetici che le danno un tocco di sportività in più, sono di aiuto per staccare il tempo sul giro. Rispetto alla concorrenza ha quel fascino inglese che, forse più di tutti i modelli della Casa di Hinckley, proprio la Speed Triple è in grado di ostentare meglio. Nella guida è la fun bike che ancora oggi ci convince di più.

Estetica e finiture:

Voto: ★★★★★ 

Una delle moto più affascinanti, capace di aggiornarsi ed attraversare oltre 2 decenni
Triumph_Speed_prova2015_estetica

Sono passate 21 primavere dalle sue prime apparizioni, ma resta ancora una delle regine nel design. Non ha più i due occhi tondi della 955 che ne hanno sancito il successo. Una scelta forte fatta proprio per tagliare con il passato, perché anche il design più riuscito ed azzeccato ha bisogno di essere aggiornato. La Speed di oggi è più moderna e riesce al contempo a mantenere una personalità forte. Non è una di quelle moto che puoi confondere con un’altra, oltre ad avere un fascino tutto suo. Quella coda tronca, che è diventata un must per tutte le concorrenti, la aveva lanciata per la prima volta proprio lei. Merito del “nostro” Carlo Talamo (genio del marketing e del gusto il cui nome si legò negli anni ’80 ad Harley Davidson, poi ad altri marchi tra i quali Triumph e proprio su una moto del marchio inglese perse la vita del 2002), che da una sua idea aveva creato una serie speciale della 955, la Speed Triple S, da cui Casa madre aveva poi preso spunto per i successivi modelli. Il progetto iniziale della Speed attuale risale addirittura al 2007, ma ancora oggi è piacevole e moderna, grazie ad un aspetto muscoloso, basato su pochi elementi oltre al frontale con il doppio faro: il motore, come per tutte le naked, il grosso serbatoio, il forcellone monobraccio ed una cura per i dettagli che la rende un oggetto di culto. Dove butti lo sguardo trovi sempre qualcosa che sappia incantare l’appassionato, dalla coppiglia sul monodado della ruota posteriore alla bellissima vaschetta cilindrica del liquido dei freni (optional) vicino alla pompa radiale (Brembo ovviamente). Nel caso della “R” poi, dettagli non di poco conto fanno la felicità dei suoi estimatori anche prima di salirci in sella. Un avantreno prestigioso, con una forcella Ohlins che “bacia” pinze radiali monoblocco Brembo, come Ohlins è firmato anche il mono posteriore, che si intravede attraverso il telaio. Molto bella anche la colorazione dell’esemplare in prova, per noi la più azzeccata tra quelle disponibili, con il bianco per il serbatoio, per il cupliono e parafango anteriori, oltre che per il puntale sotto al motore e per la coda, con due piccoli fianchetti e l’unghia monoposto che copre la porzione di sella del passeggero (ovviamente da levare se si viaggia in due). Al bianco si accostano poi il nero per il telaio (opaco in questo caso) e per i cerchi, oltre a tocchi di rosso nel telaietto posteriore e per i piccoli fianchetti anteriori. In sella si domina la moto con davanti al grosso serbatoio un quadro strumenti piuttosto essenziale, basato sul contagiri analogico di dimensioni abbondanti, sopra al quale troviamo un indicatore di cambiata programmabile, mentre sulla parte sinistra un più piccolo display riporta tutte le altre informazioni, tra cui si naviga “vecchio stile” con due tasti sempre sulla strumentazione. Manca solo la marcia inserita, per il resto c’è tutto ciò che serve, incluso il cronometro per l’uso in pista. In coda la “nostra” Speed montava terminali Arrow, che oltre ad una voce interessante, donano alla moto anche un tocco di aggressività ulteriore, soprattutto per i coperchi posteriori con carbonio in bella vista.

Motore e prestazioni:

Voto: ★★★★★ 

Il Triple da il meglio di se proprio sulla Speed
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Questione di erogazione, più che di potenza. Quando capita di sentire parlar di moto, soprattutto da parte di gente che l’unico manubrio che abbia mai tenuto tra le mani è quello di una bicicletta, a contare sono solo i numeri. Nulla di più sbagliato. Esistono moto che sulla carta sarebbero fenomenali, ma poi quando ti trovi a guidarle resti deluso, come ne esistono altre i cui numeri non fanno scalpore, ma che quando hai tra le mani non vorresti più scendere. La Speed Triple è certamente tra queste ultime. 135 cavalli, una cifra che non fa più paura, sono decine i modelli presenti nei listini delle Case in grado di far meglio. Eppure, da quando accendi il motore in poi, la Speed ti regala emozioni come ben poche altre sanno fare. Merito dell’architettura a tre cilindri, della poca elettronica e di uno stile ormai forse passato di moda, ma se vi piace guidare così, lei ha davvero poche rivali (per noi addirittura nessuna, ma è questioni di gusti personali). Il 1050 ha una progressione entusiasmante che porta l’anteriore verso il cielo ed il sorriso a chi la guida. Il bello è che l’erogazione è corposa e piena, la coppia è tanta fin dai bassi, il valore massimo è di 111 Nm a 7.750 giri, ma la Speed non è quasi mai impegnativa da gestire. Un crescendo gustoso, ma mai cattivo. Per intenderci, se la moto si impenna sale in modo dolce e progressivo, si può chiudere e riaprire la manetta del gas, salire di marcia e tutto viene naturale, senza dover mai intervenire sul freno posteriore per correggere una eccessiva esuberanza. Un piacere unico perché il motore è fenomenale, riprende bene fin dai 1.500 giri, ha una schiena fenomenale al centro del range del suo regime di utilizzo, ma è anche capace di allungare fino ai 10.000 giri circa del limitatore (600 in più del regime di potenza massima) in modo deciso e che si fa apprezzare nella guida in pista. Niente ride by wire, c’è ancora il vecchio doppio cavo per il gas, e dandoci di manetta si sente. Sorprende per la reattività, senza eccedere in pericolosa ed inutile cattiveria, come invece avviene con sistemi elettronici settati nelle modalità più aggressive, che finiscono per essere fruibili solo in pista. Raramente ci è capitato di guidare in modo così facile e sicuro una moto priva di controlli di trazione e con una prima marcia da 106 Km/h. L’esemplare in prova di cavalli in realtà ne aveva qualcuno in più, visto che sono 3 quelli che garantiscono i 2 terminali in titanio Arrow (-1,7 Kg) dello scarico “3 in 1 in 2”, abbinati ad una specifica mappatura per il motore. Oltre al bel sound che regalano al 3 cilindri ci sono coreografici scoppiettii in rilascio, dal sapore molto racing.

Guida e maneggevolezza:

Voto: ★★★★½ 

Rapida a scendere in piega, adora i cordoli, ma anche in strada è fenomenale
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Prima le supersportive, poi le maxi naked, sono arrivate a prestazioni tali da renderle perfette per un turno in pista, meno in strada. Il problema è che diventa un circolo vizioso: il pubblico che le compra è sempre più pistaiolo e le Case di conseguenza lavorano sulla ciclistica per renderle sempre più veloci sul giro, ma per strada le cose peggiorano inesorabilmente. La Speed Triple nasce invece come moto da strada, la sua versione R strizza l’occhio ai pistaioli e non disdegna un turno tra i cordoli, ma resta sempre perfetta per un bel giretto in montagna, dove tra le curve ed i tornanti da il meglio di se. Non è la moto con cui preferiremmo partire per le ferie, ma non è nemmeno così scomoda. In autostrada la protezione aerodinamica è ovviamente ridotta ai minimi termini, ma le vibrazione a 130 Km/h, con il regime del motore a meno di 5.000 giri sono quasi impercettibili. In città è abbastanza maneggevole, angolo di sterzata a parte, ben bilanciata si lascia guidare facilmente anche nel traffico, dove l’unico vero difetto è la frizione, di quelle classiche con il cavo, duretta quando va tenuta “in mano” come spesso capita nella guida urbana. La Speed Triple R offre un pacchetto davvero succoso dal punto di vista degli affinamenti della ciclistica. Un avantreno da SBK di qualche anno fa, con una Ohlins upside-down NIX30 con steli da 43 mm completamente regolabile, abbinato ad un impianto frenante esagerato: dischi flottanti da 320 mm e pinze monoblocco Brembo, con attacco radiale e 4 pistoncini. Radiale è anche la pompa Brembo, il tutto coadiuvato con l’unica eccezione concessa alla moderna elettronica, un ottimo sistema ABS disinseribile, anche se non ce ne sarebbe sostanzialmente motivo visto che funziona molto bene in ogni condizione. Nemmeno un tragitto su una strada bianca lo ha messo in crisi inducendoci a modificare le impostazioni. Al posteriore troviamo un mono sempre Ohlins, un TTX36 anch’esso regolabile con due comodi registri remoti posti sul lato sinistro della Speed. Il peso a secco è di 186 Kg, che diventano 212 in ordine di marcia. La generosa gommatura posteriore, con un 190, aiuta a gestire la potenza, mentre scaricarla a terra diventa più semplice grazie alle sportivissime Pirelli Diablo Supercorsa SP con cui viene abbinata in primo equipaggiamento, idonee alla guida su strada, ma che non disdegnano nemmeno un turno tra i cordoli. A fine prova oltre a riconoscerle l’indubbio merito di essere tra le migliori, se non la vincitrice assoluta, delle fun bike, a sorprenderci è stata la sua capacità di adattarsi ad ogni contesto. Andarci in abito in ufficio non è un sacrificio, è molto meno estrema di concorrenti esasperate con cui quando si va forte ci si diverte magari anche di meno.

Prezzo e consumi:

Voto: ★★★★☆ 

La Speed definitiva merita tutti i suoi 14.300 euro, accessori esclusi
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I consumi non sono il suo forte, a fine test si erano attestati su 13 – 13,5 con un litro, ma per una moto come questa poco importa. Sul fronte prezzo invece, dai 12.390 euro della Speed Triple base, si sale ai 14.300 della R. Meno di 2.000 euro di differenza, ma la somma dei costi di tutte le modifiche che mette in campo sarebbe addirittura di oltre 3 volte tanto! Quindi, in sostanza, se volete una moto “pronto pista”, o semplicemente non vi accontentate della base anche solo per il giro della domenica o per sfoggiarla all’aperitivo (speriamo non sia questo l’ingrato compito di un “pezzo da 90” così), allora orientatevi direttamente sulla Speed Triple R, non ve ne pentirete e risparmierete anche qualcosa. In entrambi i casi, sia per la standard che per la R, Triumph ha appena lanciato le versioni speciali Speed 94 e Speed 94R per i 21 anni del fortunato modello, con ritocchi estetici e colorazioni dedicate, al medesimo prezzo delle “standard”.

PRO E CONTRO
Ci piace:
Motore perfetto, ciclistica reattiva ed estetica accattivante. Se volete una fun bike è ancora la migliore

Non ci piace:
Frizione pesante nell’uso cittadino, consumi.

Triumph Speed Triple R: la Pagella di Motorionline

Motore:★★★★★ 
Maneggevolezza:★★★★½ 
Cambio e trasmissione:★★★★½ 
Frenata:★★★★★ 
Sospensioni:★★★★½ 
Guida:★★★★★ 
Comfort pilota:★★★★☆ 
Comfort passeggero:★★★½☆ 
Dotazione:★★★★☆ 
Qualità/Prezzo:★★★★☆ 
Linea:★★★★★ 
Consumi:★★★½☆ 

Abbigliamento del test:
Giacca: Dainese AVRO C2 PELLE
Pantalone: Dainese DELTA PRO C2 PELLE
Guanti: Spidi Jab RR
Stivale: Dainese TR-COURSE OUT AIR
Casco: Scorpion-Exo 300 Air

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