Suzuki GSR750Z – prova su strada 2014

Una naked dura e pura, pochi fronzoli, tanta sostanza!

Sul nostro mercato sembrano non andare più molto di moda. O ti compri una maxi enduro, oppure sei un motociclistica di nicchia. Per fortuna non esiste solo il mercato italiano e le case continuano a produrre maxi naked e supersportive, perché altrove, come negli Stati Uniti, sono ancora loro a dettar legge. Se gli enduroni sono oggettivamente comodi, soprattutto con qualche borsa per stivare i bagagli quando si parte per un viaggio, però sono le moto come la Suzuki GRS750 a farci divertire davvero. La ricetta è semplice, poco più di 100 cavalli, il giusto senza eccedere, una ottima ciclistica che la rende sincera e facile da portare al limite, ma anche in questo caso senza dover arrivare a soluzioni troppo raffinate e costose per poter contenere il prezzo. E l’estetica? La colorazione della versione “Z” in prova era accattivante, con la livrea Suzuki bianca e blu, per il resto non è certo una moto che faccia girare la testa, piuttosto conservativa, punta tutto alla sostanza, più che all’apparenza.

Estetica e finiture:

Voto: ★★★½☆ 

Equilibrata e conservativa, sportiva, ma non arrogante
gsr750_estetica

Se la colorazione di questo allestimento è un tocco di classe, con la classica livrea Suzuki bianca e blu, l’estetica della GSR750 non è però di quelle sconvolgenti. A noi non dispiace affatto, perché badiamo più alla sostanza che alle soluzioni particolari, fatte apposta per stupire a tutti i costi, magari anche sacrificando la comodità e la praticità di alcuni dettagli. Lei invece è conservativa, ma piacevole, non si girano in tanti a guardarla quando passa, ma siamo sicuri che invecchierà bene e tra qualche anno sarà ancora piacevole ed attuale. Tolti il serbatoio, i fianchetti, il codino e la mascherina del faro, che sono le uniche parti in tinta, il colore che prevale è il nero. Utilizzato per telaio, motore e forcellone posteriore, ma anche per i cerchi, per la marmitta, per le pinze dei freni e per il parafango anteriore. Si salvano solo le due porzioni esterne ed il paracalore del terminale di scarico, in metallo lucido e satinato, come anche i supporti pedane, non verniciati. La forcella infine è uno dei pochi tocchi di classe, con gambali color oro. Ciò che è oggettivamente un po’ sottotono sono alcune finiture. L’estetica del motore, ad esempio, lascia capire che le attenzioni siano state dedicate ad altri aspetti, infatti alcuni tubi e cavi poco curati sono in bella vista, così come il radiatore piatto, come sulle moto di un po’ di anni fa. Nell’insieme la GSR750 resta una naked dura e pura, senza fronzoli e con la giusta dose di cattiveria. Ottime notizie per quanto riguarda la strumentazione e l’ergonomia della moto. La prima è semplice, ma completa, con un grosso contagiri analogico ed un display con le altre informazioni, inclusa quella della marcia inserita e del livello del carburante. La sella è comoda e ben imbottita.

Motore e prestazioni:

Voto: ★★★★½ 

Saranno a rischio estinzione, ma i 4 in linea sono ancora in grado di far divertire
gsr750_motore

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla moltiplicazione delle motorizzazioni prima a due, poi a tre cilindri, con quest’ultima che attualmente sembra quella più di moda. Di certo i motivi ci sono, con potenze che sono in ogni caso più che sufficienti si è cercato altro, l’erogazione più corposa ai bassi ed ai medi regimi, e qualche emozione in più. Anche il sound dei motori di questo tipo è innegabilmente più accattivante. In effetti accendere il GSR750 non da particolari emozioni, la voce del propulsore è molto educata e civile. Guidandola in città sembra quasi una moto fin troppo tranquilla, l’erogazione è lineare ed “elettrica”, almeno fino ai medi regimi, perché il meglio di se lo da più in alto, come avremo modo di scoprire. L’origine di questa unità è un pezzo forte di casa Suzuki, il sette-e-mezzo del GSX-R, unico rimasto di una stirpe di moto che in tempi remoti correva in Superbike. Per essere adottato dalla più turistica GSR è stato addomesticato, se badiamo solo ai numeri, con i cavalli che scendono a 106, ma soprattutto modificato per le esigenze di una naked. Grazie ad alberi a camme differenti e a condotti di aspirazione e scarico nuovi, oltre che ad un rapporto di compressione leggermente inferiore (scende a 12,3:1, da 12,5), diventa meno irruento, più docile e più pieno in basso. Nuovi sono anche i pistoni e la gestione elettronica, anche alla ricerca di una riduzione dei consumi, che Suzuki promette essere del 10%. La potenza massima, di 106 cavalli, è erogata a 10.000 giri (contro i 13.200 del GSX-R), con una coppia di 80 Nm a 8.000 giri. Dopo averla ritirata dalla concessionaria, percorrendo solo alcuni chilometri in città, come dicevamo senza rimanere troppo entusiasti dell’esperienza, è ora il momento di provarla davvero. Decidiamo di portarla verso le alpi bergamasche, per la precisione al Passo di Zambla. Dopo un breve tratto autostradale si inizia con qualche curva e finalmente la strada sale. La sensazione iniziale, di un propulsore troppo timido e insapore, lascia spazio all’entusiasmo. Il motore spinge forte in alto ma si sfrutta bene anche ai medi. Solo in basso è più sornione ed elettrico. Diventa un vero spasso quando si inizia a guidare sul serio, ben oltre quello che ci si potrebbe aspettare dal mero dato numerico con i cavalli che sembrano anche più dei 106 dichiarati. L’unica piccola pecca e un on-off appena accennato, che ci costringe in alcuni passaggi “allegri” in marcia bassa a guidare con la frizione in mano per prevenire reazioni della ruota posteriore. A dire il vero più che un difetto è una prerogativa del “vecchio” filo del gas, che non può riuscire a reggere il confronto con i sofisticati sistemi ride-by-wire a comando elettronico. A qualcuno forse potrà piacere così, con quel sapore retrò ed il gusto di una moto più vera e meno filtrata.

Guida e maneggevolezza:

Voto: ★★★★½ 

Sincera ed equilibrata: è amore alla prima piega!
gsr750_guida

Abbiamo apprezzato l’ottimo propulsore 4 in linea, ma ciò che ci spinge a dire che il GRS750 sia un’ottima moto è soprattutto la sua ciclistica, in grado di renderla una moto facile, equilibrata ed efficace, un vero divertimento per neofiti o piloti smaliziati. Appena saliti in sella la sensazione è quella che solo alcune giapponesi sono in grado di trasmettere al 100%: la guidi subito come se fosse la tua moto di sempre. Ti consente di fare immediatamente ed in naturalezza cose con altre fai solo dopo averci preso dimestichezza e dopo un bel po’ di chilometri percorsi. Precisa in curva e rapida nei cambi di direzione, appare anche più leggera dei 210 Kg che mette sulla bilancia. “Colpa” del telaio a doppio trave in acciaio, soluzione che apparentemente è un passo indietro rispetto alla GSR600 che va a rimpiazzare, che adottava un telaio in alluminio. All’atto pratico il 750 è invece migliore, è una dimostrazione di come soluzioni tradizionali realizzate nel modo giusto finiscano per essere più azzeccate. La forcella a steli rovesciati ha regolazione del precarico della molla, il mono posteriore è anch’esso regolabile nel precarico, fissato al forcellone con leveraggi progressivi. Per entrambi la taratura con cui viene consegnata è già ottima, un buon compromesso tra prestazioni e comfort. I freni, con doppio disco flottante da 310 mm all’anteriore, abbinati ad una pinza Tokico e con quello posteriore da 240 con pinza Nissin, garantiscono una ottima frenata, oltretutto ben modulabile. Non è certo una moto da stoppies come alcune sue concorrenti, ma anche qui rispecchia il suo spirito: tutto è funzionale all’uso e non allo stupire con soluzioni ad effetto. Non sono certo obbligatorie le pinze radiali per frenare quanto basta, anche ad andature molto allegre. L’ABS manca sulla versione Z, in linea con il suo sapore un po’ retro e da moto “dura e pura”. Resta invece disponibile opzionalmente sul GSR750 “standard”. In tutta sincerità, se inizialmente non ci aveva colpito granché, lasciandoci forse fin troppo indifferenti, dopo un giro in montagna ci ha saputo strappare più di un sorriso. Da tempo non accadeva, di certo non per una moto in questa fascia di prezzo.

Prezzo e consumi:

Voto: ★★★★½ 

Prezzo allettante ed in linea con le principali concorrenti
gsr750_chiusura

Il listino della GSR750Z è di 7.890 euro, un prezzo interessante per una moto tuttofare che ci ha saputo strappare più di un sorriso. La versione standard, costa 100 euro in meno e offre l’ABS come optional, al costo di 600 euro. Come tutti i plurifrazionati i consumi non sono da record, ma il 750 è stato migliorato anche nell’efficienza. La GSR750 nel nostro test ha percorso mediamente 18 km/l abbondanti. I 20 con un litro non sono un miraggio, mentre ben difficilmente si potrà scendere sotto i 15-16 con un litro di benzina, anche con un utilizzo aggressivo. La capacità del serbatoio è di 17,5 litri, piuttosto elevata ed in grado di garantire oltre 300 km di autonomia.

PRO E CONTRO
Ci piace:
Motore e cambio ottimi, guida estremamente divertente

Non ci piace:
L’aspetto non è al livello di alcune concorrenti, piuttosto scomoda per il passeggero

Suzuki GSR750: la Pagella di Motorionline

Motore:★★★★½ 
Maneggevolezza:★★★★½ 
Cambio e trasmissione:★★★★½ 
Frenata:★★★★☆ 
Sospensioni:★★★★☆ 
Guida:★★★★½ 
Comfort pilota:★★★★☆ 
Comfort passeggero:★★★☆☆ 
Dotazione:★★★★☆ 
Qualità/Prezzo:★★★★½ 
Linea:★★★½☆ 
Consumi:★★★★½ 

Abbigliamento del test:
Giacca: Spidi Street Tex jacket
Pantaloni: Furious Tex JEANS
Stivali: Dainese TR-COURSE OUT AIR
Guanti: Dainese Druids S-ST
Casco: X-Lite X-702 GT

Un ringraziamento per le foto a Matteo Zuccolo, un ristoratore con la passione per i motori e per la fotografia.
Zuccolo

Suzuki GSR750Z – prova su strada 2014
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