Morte di Simoncelli, accuse all’elettronica

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Col dolore ancora nel cuore per la scomparsa di Marco Simoncelli, dopo pochi minuti dalla sua morte sono iniziati i “processi” alla pericolosità del motociclismo, all’eccessivo utilizzo dell’elettronica che spinge sempre più al limite i piloti. Nelle televisioni e sul web sono state scandagliate centinaia e centinaia di volta i fotogrammi della sequenza di quei terribili istanti dell’incidente che si è portato via il Sic. Da più parti si è detto di una dinamica anomala e insolita, difficile da spiegare, dato che lo scivolamento delle moto avrebbe dovuto portare la stessa verso l’esterno della curva e non verso l’interno come è invece accaduto. Resta da capire se in quel momento Simoncelli stesse spingendo per cercare di risollevare la sua due ruote dalla quale era ormai fuori con buona parte del corpo o se un problema elettronica gli ha reso impossibile qualsiasi altra manovra alternativa.

Le crude immagini del terribile impatto mostrano Sic che perde il controllo in curva finendo subito quasi per terra con tutto il corpo (alza anche il piede sinistro dalla pedana) ma resta attaccato alla sua moto, forse nel disperato tentativo di risollevarla. Dopo un iniziale scivolamento della moto verso l’esterno della curva, la stessa ha improvvisamente cambiato traiettoria tagliando repentinamente la pista verso l’interno. Simoncelli ha così innescato una tragica carambola finendo sotto le ruote delle moto di Edwards e Rossi che sopraggiungevano da dietro e che non hanno potuto fare nulla per evitare l’impatto. La forza e la fatalità dello stesso non hanno lasciato scampo al pilota italiano al quale è saltato via anche il casco.

La commissione d’inchiesta farà le dovute perizie e analisi della telemetria della moto e della dinamica dell’incidente, rivedendo le immagini che da ieri a oggi abbiamo rivisto tantissime volte. Quando accadono tragedie come queste, si torna a discutere delle misure di sicurezza di uno sport come il motociclismo, mettendolo sotto acusa. Chi ha corso in passato giura che la sicurezza di oggi è molto maggiore di quella di un tempo. Resta il fatto che porsi certe domande è il minimo di fronte alla “tragica fatalità” di un sorriso spento in un attimo all’età di 24 anni.

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