Husaberg FE 350, il fascino dell’Enduro vintage

Un esemplare anni ’90 ottimamente conservato, a cui abbiamo “rifatto il trucco”

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Husaberg FE 350 - La casa svedese ha un passato fatto di passione e competizioni, che ci affascina al punto che ne abbiamo comprata una per rimetterla in forma, ne approfittiamo per raccontarvi un po’ della sua storia e non solo

Husaberg FE 350, il fascino dell’Enduro vintage

Le vicende legate ai marchi che ruotano intorno ad Husaberg, non sono forse delle più note al grande pubblico. Allora approfittiamo di questa nostra mezza follia, l’acquisto di una moto che non ci serviva, ma che era troppo affascinante per non mettersela in box, per cercare di raccontarvi un po’ di storia degli ultimi 30 anni circa.

A fine anni ’80 se ne va dalla Svezia un’altra casa produttrice di moto, ma non solo
Correva l’anno 1987 ed in Svezia se ne era appena andato uno storico brand, acquisito dal Gruppo Cagiva. Quella Husqvarna che, nata nel 1689 come fabbrica di armi, diversificò in vari settori le proprie attività nel corso degli anni, inclusa quella di produzione di biciclette nel 1896, seguita da quella delle motociclette dal 1903, ma anche da quella di attrezzature da giardino nel 1918 e da quella delle motoseghe nel 1959. Husqvarna AB è ancora oggi il secondo produttore al mondo di motoseghe, mentre le armi non vengono più prodotte proprio da fine anni ’80. All’epoca le varie fabbriche Husqvarna erano di proprietà del gruppo Electrolux, che decide anche di cedere la divisione moto a Cagiva. Dopo l’acquisizione italiana le attività continuarono, con successi anche sportivi, sia nel Cross che nell’Enduro, arrivando fino al 2007, anno in cui fu venduta alla BMW. L’acquisizione da parte dell’azienda tedesca arrivò però proprio prima di un periodo buio per le due ruote, motivo per il quale, dopo 6 anni di alti e bassi, nel 2013 Husqvarna viene rilevata da KTM, che decide anche di chiudere il sito produttivo di Biandronno, nel varesotto, che invece BMW aveva mantenuto durante il periodo della sua proprietà. Oggi in parte quei 200 dipendenti sono coinvolti dalla rinascita del marchio SWM, ma questa è un’altra storia.

Una che va, una che viene
Tornando ad Husaberg, vide la luce nel 1988, grazie all’iniziativa di un gruppo di ingegneri scandinavi, non a caso ex dipendenti proprio di Husqvarna. Fondarono il nuovo marchio, puntando sui motori a 4 tempi, quando nelle competizioni si vedevano praticamente solo quelli a 2. Più avanti, per sottolineare questa scelta fu creato lo slogan “4 Stroke Force”, che premia la passione per l’Enduro fatto con moto dotate di motori di questa tipologia.

Prototipo 1

Già nel 1988 arriva il primo prototipo, una rossa “501 ENDURO”, da cui nascono l’anno successivo i primi esemplari di pre serie della FE 501 con i colori storici blu e giallo, mezzi destinati alle competizioni e a qualche facoltoso appassionato di enduro. FE è l’acronimo di Four stroke – Enduro, sigle che saranno portate avanti fino ai giorni d’oggi (anche se oramai con un altro marchio, come avremo modo di vedere), con le FC Four stroke – Cross che saranno poi affiancate da TE e TC per le 2 tempi (Two stroke). Nel 1990 debutta una prima serie della “nostra” FE 350, mentre in Italia i fratelli Vertemati, tra i primi a credere al progetto svedese ed importatori ufficiali del marchio dal 1989, partecipano a vari campionati, dando origine al team HIC (Husaberg Italia Corse). Sono attivi sia in Enduro, che nelle gare di Motocross (Coppa Italia), con un Walter Bartolini super competitivo, ma poco fortunato. Ricordiamo che, fino al 1989, esisteva solo il campionato Europeo di enduro. Husaberg, proprio nel suo anno di debutto nel mondo delle corse, vince immediatamente nella sua categoria con la 501. Dall’anno successivo, quando il campionato Enduro diventa Mondiale, la 501 domina di nuovo, guidata ancora dal fortissimo Eriksson. La piccola fabbrica svedese dimostra di sapere il fatto suo e raggiunge il successo, davanti a colossi come KTM, Husqvarna ed alle varie giapponesi, che se la cavano meglio nelle altre classi per moto 2 tempi. Nel 1991 viene consolidato il successo Mondiale in due classi con la 350 e la 500, rispettivamente con piloti del calibro di Karlsson e Katrinak. Da sottolineare che quest’ultimo vince il titolo come pilota ufficiale del team “nostrano” dei Vertemati, composto dai soli 2 fratelli brianzoli e da un aiuto tecnico! In parallelo la produzione continua, sempre con piccoli numeri, si parla di volumi di vendita che da un centinaio di esemplari nel primo anno sono passati a circa 300 negli anni successivi, mentre nel 1992 arrivano le FC 499 ed FC 600 da Cross, sfruttando anche l’esperienza accumulata in gara dai Vertemati. Nel 1993 il piccolo team HIC, con una Husaberg 530 MX prototipo e con un Joel Smets alle prime armi, arriva terzo nel campionato del Mondo di Motocross classe 500, è invece la fortunata Husqvarna 610 TC di Martens a riportare alla vittoria assoluta una moto a 4 tempi, dopo oltre 30 anni di supremazia delle moto a 2 tempi.

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Un esemplare di Husaberg FE 350 in edizione 1993

Cambiano le colorazioni, così la FE350 da noi comprata, che è un esemplare del 1992, ha plastiche che non sono più blu ma gialle, mentre sono gli adesivi e la sella ad essere blu e grigi. L’evoluzione tecnica è continua, figlia di una politica che è votata soprattutto alle competizioni, dove non si può mai restare con le mani in mano. Tanto per darvi un’idea, la moto che abbiamo comprato era accreditata nel 1992 di una potenza di 40 cavalli. Un motore di 350 cc di oggi difficilmente riesce a raggiungere questi valori, a distanza di 25 anni!

Arrivano la consacrazione e l’acquisizione da parte di KTM
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Nel ’94 arriva la FE600, che affianca 501 e 350 per la gamma Enduro, mentre le FC da Cross sono disponibili nelle cilindrate 600 e 501 “MX”. Il 1995 è forse l’anno della consacrazione definitiva di Husaberg, ma anche quello dell’inizio di quel processo che la vedrà andare via via a diventare qualcosa di diverso. Arriva infatti il primo dei 3 titoli Mondiali di Joël Smets (’95-’97-’98) nella MX 500, continuano i successi anche nell’Enduro, ma soprattutto la proprietà viene ceduta a KTM. Inizialmente la cosa porta capitali freschi e la possibilità di crescere in modo consistente. La produzione resta in Svezia ed anche la gestione ricerca e sviluppo, capitanata dal suo leader Tomas Gustafsson. La gamma si completa nel 1996 con l’arrivo della 400 e diventano così ben 8 i modelli disponibili, 12 se aggiungiamo le versioni delle FE datate di accensione elettrica. Abbiamo infatti 350, 400, 501 e 600 tutte disponibili sia in allestimento FE che FC. Nel 1997 sparisce il 350.

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Husaberg non è però più la piccola fabbrica svedese dei primissimi anni, inizia infatti a diventare “un pezzo” di KTM, via via si arriva a rinnegare lo slogan che la lega alla filosofia dell’Enduro a 4 tempi e debutta anche la gamma 2 tempi, fino alla scomparsa del marchio, o forse al suo congelamento (speriamo in futuro di rivedere moto marchiate Husaberg). Perché? Qui dobbiamo tornare alla nostra parentesi dedicata ad Husqvarna per chiudere il cerchio. Dopo l’acquisto da parte di KTM del marchio da BMW, è stato infatti ritenuto che le due case, entrambe originariamente svedesi ed una nata da una costola dell’altra, potevano essere “unificate”, mettendo a riposo un marchio ed utilizzando da subito quello più conosciuto per “ribrandizzare” le Husaberg in Husqvarna, a far data dal 2014.

La nostra Husaberg
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Un marchio, così come speriamo di avervi fatto capire con questo nostro breve racconto, ricco di fascino, al punto che spesso ai mercatini o alle fiere, quando ci imbattiamo in una Husaberg con quella famosa colorazione gialla e blu, ci soffermiamo sempre ad ammirarla ed osservarla. Capita poi che un amico, proprietario di un buon numero di moto della casa svedese, ci segnali un esemplare di FE 350 in vendita. Si tratta di un buon conservato, una moto con una storia semplice e pochi passaggi di proprietà. Comprata nuova nel 1992, venduta una volta sola 2 anni più tardi. Quasi tutta con parti originali e completa, oltre che perfettamente funzionante. Chi vi scrive non è un fuoristradista e non stavo cercando nulla di simile, ma la voglia di vederla in box e di sistemarla in alcuni dettagli è tale che il viaggio per comprarla è già organizzato, pochi minuti dopo aver fatto una telefonata per sapere qualche dettaglio in più e trattare il prezzo finale. La moto si trova a meno di cento chilometri, si parte con il furgone, pochi minuti per sentirla accesa e controllare che sia tutto più o meno in ordine, una tappa in agenzia per il passaggio di proprietà ed è mia.

Husaberg FE 350 MY1992
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La moto che abbiamo comprato, giusto per darvi qualche riferimento e scoprirne qualche dettaglio, è la stessa 350 che nel ’91 vinse il mondiale enduro, con un semplice restyling estetico. La 350 e la 501 sono gemelle, eccezion fatta per il propulsore, puntano tutto sulla leggerezza e sulle prestazioni, dato che sono nate per le gare. 109 Kg di peso totale, con un telaio monotrave superiore con una monoculla inferiore, sdoppiata sotto al motore, che è una delle chiavi dei successi agonistici. È semplice e leggero, ma al contempo molto rigido grazie alla realizzazione in acciaio al cromo-molibdeno, unito ad una ciclistica molto raffinata. All’anteriore troviamo una forcella WP a steli rovesciati con ben 295 mm di escursione, mentre dietro sfoggia un prestigioso mono svedese (non poteva essere altrimenti), un Ohlins che permette alla ruota una escursione di 328 mm.

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Per i freni si affida invece all’italiana Brembo, con dischi da 230 all’anteriore e 220 dietro. Già allora era importante la centralità delle masse e la FE350 è tutta concentrata nell’intorno della zona motore, lo si capisce anche solo guardandola. Il propulsore 4 tempi è anch’esso ricco di tecnologia all’avanguardia, con prestazioni di tutto rispetto ancora oggi. Pesa solo 29 Kg, è un monocilindrico raffreddato a liquido, monoalbero 4 valvole, alimentato da un carburatore Dell’Orto da 38, che con la MY1992 è diventato di tipo a valvola piatta, al posto del tradizionale a valvola cilindrica. Si tratta dell’unica novità importante rispetto al modello dell’anno precedente, da cui differisce prettamente per i colori e per l’estetica. Le prestazioni parlano di 40 cavalli erogati a 8.200 giri, con il cambio 6 marce in grado di permetterle di allungare fino a 130 Km/h. Il prezzo della più piccola delle “Husby” era di circa 9 milioni di lire.

Ben conservata, ma bisognosa di qualche attenzione
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L’acquisto compulsivo, qualcuno di voi lo saprà bene, colpisce le donne per lo shopping, gli uomini (o almeno alcuni di essi) per oggetti più o meno inutili a 2 e 4 ruote. Non conto più i mezzi che mi sono comprato (e venduto) nell’arco di 25 anni circa, da quando guido qualcosa con un motore. Non occorre obbligatoriamente essere ricchi o benestanti per farlo, per alcuni diventa un hobby con cui si riesce addirittura a guadagnare qualcosa, più spesso ci si spendono tempo, lavoro e un po’ di soldi, ma quasi mai troppi. Soprattutto serve tanta passione, perché ci sono aspetti molto piacevoli, però è necessaria tanta pazienza per digerire e gestire quelli che lo sono meno. Restare a piedi può far parte del gioco, ad esempio quando sali in sella ad una moto ferma da tempo, che solo scaldandosi a dovere tira fuori qualche “magagnetta” nascosta. Tornando al nostro ultimo acquisto, una volta “fatto il danno”, quando si arriva a casa si iniziano ad analizzare con più calma e razionalità le condizioni ed i necessari interventi. Per nostra fortuna la FE 350 ha solo bisogno di qualche attenzione, ma è davvero ben conservata per avere 25 anni.

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La FE 350 prima della sostituzione della sella con copertura non originale

L’unico vero problema, ma comunque non enorme, è il cerchio anteriore con il canale saldato, che andrà certamente sostituito.

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I lavori iniziano quindi in due direzioni, la prima pratica e più operativa, con un dovuto tagliando, con cambio olio, filtri e via discorrendo, senza dimenticarsi di una bella pulita al carburatore e di una lavata di fino della moto stessa.

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Sull’altro fronte la ricerca di un po’ di ricambi, possibilmente usati per risparmiare qualcosa, fatta sul web. Non tutto si trova, come lo scorricatena che realizzeremo da una lastra di Vulcolan del giusto spessore.

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Abbiamo la fortuna di scovare un sito svedese di ricambi usati, dove reperiamo un bel po’ di quello che ci serve, soprattutto una sella originale conservata, per rimpiazzare la nostra, ricoperta, di un colore non originale e rovinata. Tutto procede, tra la verniciatura del collettore dello scarico, preventivamente sabbiato ed operazioni di manutenzione generale e ripristino, ad esempio quello degli adesivi senza la loro sostituzione (sono introvabili).

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Sostituiamo anche il faro, rimettendone uno originale con la “serrandina” in plastica gialla, da utilizzarsi per proteggerlo dai sassi. Per ultimo abbiamo lasciato il cerchio anteriore, che sarà infatti la spesa maggiore. Alla fine ne troviamo uno in vendita in Germania, completo di gomma e disco freno che andremo però successivamente a smontare.

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È perfetto ed è l’ultimo tocco, prima di montare le gomme nuove, per concludere un lavoro che non definiremmo un restauro, se pur conservativo, ma più un aver rifatto il trucco ad una moto che era già in ordine e completa.

L’iscrizione al Registro Storico conclude il nostro progetto
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L’ultimo tassello che resta da inserire nel nostro bel puzzle è l’iscrizione in un registro storico, utile sia per risparmiare qualcosa, con l’esenzione dalla tassa di possesso e l’accesso a tariffe agevolate per la polizza assicurativa, oltre a giovare sulla valutazione della moto, incrementandone la valutazione economica. Un buon investimento che, ora che la nostra Husaberg FE 350 si presenta come si deve, è quasi una formalità.

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Basta farle qualche scatto ed inviare la pratica insieme alla scansione dei documenti, si fa tutto da un pc e basta essersi preventivamente associati all’FMI, cosa che si può fare anch’essa online. La spesa totale è tutt’altro che proibitiva e serve solo qualche settimana di tempo per la verifica da parte dell’esaminatore. Infatti, puntualmente, ci arrivano prima la conferma via mail, poi l’attestazione cartacea a casa.

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Ora che abbiamo finito con il nostro progetto non resta che capire cosa fare con la nostra bella Husaberg. Potrebbe partecipare aduna gara di regolarità per le “storiche”, oppure diventare semplicemente un oggetto da goderci ed accendere ogni tanto. Essendo targata ci si potrebbe anche spostare su strada, ma non è proprio il suo habitat più congegnale. Ognuno fa i suoi ragionamenti, il fatto che io abbia una Lambretta del 1957 nel salone di casa è un indizio importante, per capire che non tutti lo facciamo con la stessa logica.

Due scarpe nuove per la nostra Husaberg FE 350: le nuovissime Metzler MC360
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Gli amici di Metzeler ci hanno supportato nel nostro progetto, fornendoci due magnifiche MC360, tra le pochissime omologate per l’uso su strada e disponibili in misure ormai quasi scomparse. Si tratta di un nuovo prodotto, che ha debuttato da pochissimi mesi, dedicato al fuoristrada, disponibile in due versioni: il MID HARD da noi utilizzato (http://www.metzeler.com/site/it/products/tyres-catalogue/mc360-mid-hard.html) ed il MID SOFT dedicato prevalentemente ai fondi più morbidi ed alla sabbia (http://www.metzeler.com/site/it/products/tyres-catalogue/mc360-mid-soft.html), ciascuno dei quali in ben 6 misure, un anteriore da 21” (80/100) e 5 posteriori ( 3 misure da 18” e 2 da 19).

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Forniscono un alto livello di prestazioni dinamiche su diversi tipi di terreno, massimizzando grip e trazione in curva, oltre che una notevole durata e resistenza ai tagli e allo strappo. Tutti i fitment MC360 sono stati testati al fine di garantire un utilizzo semplice ed intuitivo, consentendo ai piloti di esprimere il loro massimo potenziale divertendosi. La costanza delle prestazioni e l’eccezionale durata assicurata da MC360 è ulteriormente valorizzata dalla reversibilità del suo disegno battistrada: i nuovi pneumatici, infatti, possono essere utilizzati in entrambi i sensi e l’utente può invertirne il senso di rotazione per ripristinare – solitamente intorno a metà della vita del pneumatico – gli angoli di attacco dei tasselli se troppo smussati da un uso intensivo o da terreni aggressivi.

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MC360 è un pneumatico adatto agli utilizzi più estremi e, al tempo stesso, omologato per la circolazione stradale, in modo tale da consentire al motociclista amatoriale, proprietario di un veicolo altrettanto targato e omologato, di andare e tornare dal campo di gara o allenamento guidando regolarmente su strada. La struttura dei Metzeler MC360 è formata da tre tele in polietilene tereftalato (PET) ad alto modulo e bassa cedevolezza, che garantiscono elevata resistenza agli impatti. Nella specifica Mid-Hard troviamo l’esclusiva tecnologia CKB (Continuous Knob Binding), che grazie ad un doppio smusso al fondo dell’incavo battistrada migliora la resistenza allo strappo e l’usura dei tasselli, questi ultimi disposti su cinque file sia per l’anteriore che per il posteriore. Questo battistrada è dotato di tasselli di grandi dimensioni per aumentare il rapporto pieni/vuoti rispetto alla specifica Mid-soft, al fine di assicurare un’adeguata impronta per la massima aderenza e migliorare la durata del pneumatico. Uno pneumatico capace di fornire un ottimo bilanciamento tra rigidità ed elasticità, con l’elasticità necessaria per attutire gli stress dovuti a buche, radici, rocce e salti, mentre la rigidità è necessaria al fine di resistere alla fatica e alle deformazioni durante lo smorzamento degli urti. Quanto alle prestazioni, garantiscono in Motocross la rigidità specifica dei tasselli anteriori e posteriori , in entrambe le specifiche, fornendo elevate prestazioni dinamiche. La massima resistenza al surriscaldamento da stress, capace di fornire una prestazione costante lungo la gara o la sessione di allenamento. In Enduro invece sono resistenti all’usura, allo strappo, ai tagli e alle forature derivante dall’esperienza di METZELER nelle competizioni.

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25th agosto, 2017

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