Aprilia Shiver e Dorsoduro 900, divertimento in doppia chiave di lettura [PROVA SU STRADA]

Accomunate dal nuovo bicilindrico capace di 95 cavalli, una è più ribelle, l'altra punta alla versatilità

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Aprilia Shiver e Dorsoduro 900 - Dopo il debutto ad EICMA 2016, eccoci in sella alle nuove medie di casa Aprilia, che salgono in cilindrata e prestazioni, alzando il tiro e puntando ad essere più fun bike

Aprilia Shiver e Dorsoduro 900, divertimento in doppia chiave di lettura [PROVA SU STRADA]

12 e 13 giugno, Madonna di Campiglio, queste le coordinate spazio temporali che contraddistinguono il lancio internazionale delle nuove Aprilia Shiver e Dorsoduro 900. Nella splendida cornice delle Dolomiti ci troviamo a provare due moto che, ormai 10 anni fa, sono apparse sul mercato come valide antagoniste nella middle class, allora dominata dalle giapponesi.

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La Shiver, nata per prima, dopo qualche mese la Dorsoduro, si distinguevano dalla media delle 600 giapponesi per un motore tipicamente Aprilia ed in questo anche tipicamente italiano, ovvero il bicilindrico da 750 cc. Le due moto nella sostanza erano molto simili, la base tecnica era la medesima e questo è rimasto invariato, anche in questa nuova versione che sale a quota 900 cc. Ricordiamo che la Shiver era la versione “normale” delle due, quella con la quale andare al lavoro tutti i giorni, quella che magari prenderebbe tuo padre se le avesse entrambe a disposizione nel box, mentre la Dorsoduro andava a caccia, in quello che era diventato il terreno delle maxi motard italiane ed austriache. Una moto da guidare nel weekend sui passi alpini, con uno stile decisamente più aggressivo e giovane rispetto alla più matura, ma pur sempre accattivante, Shiver.

Shiver e Dorsoduro dicevamo, stesso cuore, ma con due anime diverse e che aprono ad uno spettro di clientela molto ampio. Due moto che, a livello di vendite, proprio per questo potrebbero fare davvero bene, dato che sono sostanzialmente per tutti, dal neopatentato che le può avere depotenziate per la A2, allo smanettone che potrebbe amare entrambe, ovviamente con logiche e motivazioni diverse.

I dettagli
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Il motore, passato dai precedenti 750 cc agli attuali 900, ha ricevuto molto più di una semplice “alesatura”, anche perchè a crescere è la corsa. Si tratta di una unità completamente nuova, mentre la motivazione principale di questo aumento di cilindrata è un attento studio da parte del reparto Aprilia, che ha valutato le richieste della clientela. Il motore è infatti stato progettato come elemento centrale del progetto e la cilindrata è stata considerata il compromesso migliore tra il precedente 750 (ritenuto da qualcuno un po’ sotto la media a livello di prestazioni) e l’esuberante (ma per altri fin troppo) 1200 dell’ultima versione della Dorsoduro. Dovendo quindi progettare un nuovo motore, che rispecchi anche le normative Euro 4 ecco dunque che si è optato per questa cilindrata intermedia che, come vedremo poi nel corso della prova, risulta essere potente e gestibile al punto giusto.

La tecnica
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L’unità che equipaggia entrambe le moto è un bicilindrico a V di 90° raffreddato a liquido con 4 valvole per cilindro capace di erogare ben 95 cv a 8.750 giri e, cosa molto importante su strada, ben 90 Nm di coppia a soli 6.500 giri. Questa configurazione fa si che si abbia una moto dalla fluidità di erogazione esemplare, senza grossi strappi ai regimi più bassi, grazie alla V di 90°, ma che allo stesso tempo garantisca una risposta pressoché immediata, non appena si ruota la manopola del gas. A proposito della manopola del gas è giusto ricordare che, nel lontano 2007, la Shiver fu la prima moto stradale dotata del gas elettronico, ormai conosciuto col nome di ride-by-wire.

Negli anni di evoluzione trascorsi dalla prima generazione 750 alla attuale, il comando ride-by-wire (elettronico e senza più il cavo d’acciaio) si è notevolmente evoluto ed ora si hanno 3 differenti riding mode. Nello specifico le opzioni sono Sport, Touring e Rain. Le prime due mantengono la potenza piena, ma la Touring si distingue dalla Sport per un’erogazione più morbida rispetto a questa. La Rain invece limita la potenza a 70 cavalli, al contempo con erogazione “smooth”, per gestire al meglio la moto nelle condizioni di scarsa aderenza.

Bello vedere, visto che parliamo di potenza, che entrambe le moto sono disponibili in versione A2, depotenziate a 35 kW per i neopatentati. Ennesima dimostrazione di quanto Aprilia stia puntando su questi modelli. Ma quindi, un motore così, che telaio si merita? Le due moto non si possono definire identiche, rischieremmo di fare un grosso torto ai tecnici Aprilia, che le hanno configurate in maniera diversa, proprio per poter avere due anime differenti, rivolgendosi magari anche a clientele diverse. Anche il telaio però, come il motore, è stato costruito con un’ottica di ottimizzazione dei costi a fronte di una multipla funzionalità. Ecco quindi perché è composto da un traliccio nella parte frontale, zona cannotto e motore, che si infulcra in due piastre nella zona delle pedane. Il traliccio anteriore è infatti più facile e veloce da “modulare”, tanto è vero che l’inclinazione del cannotto di sterzo delle due moto è differente, mentre le piastre pressofuse, di più difficile e complessa realizzazione, sono identiche per entrambe.

Come entrambe le moto hanno un forcellone bibraccio, con mono ammortizzatore disassato, scelta forse più estetica ancorchè tecnica. Il forcellone però è costruito in modi diversi per le due moto: scatolato per la Shiver, con capriata di rinforzo, pressofuso per la Dorsoduro, ma sempre entrambi in alluminio. La Shiver si differenzia dalla Dorsoduro per il telaietto posteriore, in fusione e non a traliccio, mentre entrambe montano, con differenti escursioni (maggiore per la Dorsoduro), nuove e più leggere forcelle Kayaba. Al posteriore troviamo invece su entrambe un mono Sachs, sempre con diverse altezze, proprio per distinguere le due moto.

Su strada, come vanno? Iniziamo con la Shiver
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Iniziamo la giornata di test con la Shiver e possiamo dire che, fin dai primi metri, ci sentiamo subito “a casa”. La posizione in sella è naturale, si è ben “inseriti” nella moto e le sospensioni, tarate sul morbido in favore del confort, permettono di guidare con facilità senza troppo sforzo. La moto si lascia condurre tra le curve in maniera molto naturale e permette di guidare rilassati anche su strade sconosciute (come nel nostro caso), ma è anche molto utile negli spostamenti cittadini dove spesso siamo costretti ad improvvisare manovre impreviste per evitare altri utenti della strada meno “attenti” a noi.

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La Shiver poi è una moto pensata ad un utilizzo in coppia, quindi la sella unica è comunque ben distinta in due sezioni. La prima, quella del pilota, inserita all’interno della moto, così da rendere più facile il poggiare entrambi i piedi a terra, anche per le donne e le manovre da fermo, tipiche degli ambienti urbani, mentre lo spazio del passeggero è più alto, così da non infastidire il pilota nella guida e ben imbottito, per rendere la gita fuoriporta confortevole e piacevole.

Dordoduro, tutta un’altra musica!
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Come abbiamo detto, la differenza sostanziale, da qui il loro comportamento totalmente diverso, sta nella posizione di guida, oltre che in una rapportatura finale più corta e nella taratura delle sospensioni. La Dorsoduro infatti è più votata al “teppismo” urbano, concedeteci questo termine, con una sella sostanzialmente “dritta”, piatta ed all’altezza quasi a livello dei riser del manubrio. Una moto che, già da ferma, fa capire che vuole essere guidata con un certo “manico”. Per chi conosce il segmento, tutto questo si può definire con la parola “motard”. Una moto sulla quale si è semplicemente “seduti sopra” e non “seduti dentro”. Questo, durante la guida, si fa sentire molto. L’essere saltati giù dalla Shiver per salire al volo sulla Dorsoduro, ha reso ancora più nette queste differenze. Un esempio su tutti: una volta parcheggiata la Shiver, al cambio moto abbiamo fatto fatica a fare manovra con la Dorsoduro perché, pur trovandoci nello stesso identico parcheggio sterrato appena affrontato con la Shiver, facevamo più fatica a toccare a terra. L’andare in “retromarcia”, con la Dorsoduro è risultato più complesso che con la Shiver. Tenetelo ben a mente quando la parcheggiate.

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Che la base di partenza sia la stessa si avverte, ma davvero, su strada le moto sono molto diverse. La posizione di guida così “esterna” della Dorsoduro rende decisamente meno veloce l’entrata in sintonia con la moto, anche se è questione di gusti e di approcci soggettivi. L’avantreno è infatti molto più reattivo (vedi angolo cannotto di sterzo diverso) e questo la rende molto più svelta nei cambi di direzione. Di contro nelle curve più veloci l’avantreno è meno comunicativo, anche perché il corpo del pilota offre molta più resistenza all’aria per la posizione ed è pressoché impossibile accucciarsi o ripararsi dietro al sempre bello cupolino della Dorsoduro.

Quale scegliere
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La domanda è legittima, ma la risposta è molto, molto soggettiva. Diciamo che, un qualsiasi motociclista “normale”, avendone la possibilità molto probabilmente le comprerebbe entrambe. Non per sfoggio di ricchezza, ma perché, pur avendo la stessa motorizzazione, offrono davvero possibilità molto diverse. Andrei volentieri al lavoro tutti i giorni con la Shiver, magari dotandola di un bauletto per contenere la borsa del Pc o il casco nelle soste, mentre vorrei volentieri scendere in box a prendere la Dorsoduro la domenica mattina, prima dell’uscita con gli amici sul passo di montagna preferito. Da guidare con la tuta ed uno zaino in sella la Dorsoduro, con abbigliamento casual e compagna al seguito la Shiver, magari durante la gita al mare.

Conclusioni
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Le moto sono davvero Dr. Jekyll e Mr. Hyde, nate dalla stessa ottima provetta, ma cresciute in maniera totalmente diversa. Il bello però è che entrambe hanno in comune il meglio dal punto di vista tecnico, infatti entrambe hanno un impianto frenante composto da un doppio disco anteriore, con pinze freno radiali e disco singolo posteriore, con pinza a singolo pistone, dotate di ABS disinseribile e ATC (Aprilia Traction Control) tarabile su 3 livelli o escludibile completamente. Il cruscotto è identico per entrambe, TFT a colori sempre ben visibile (cambia tonalità entrando in galleria o col buio della sera) e riporta tutte le funzioni più importanti.

Lunga la serie degli optional disponibili, dal set di borse per viaggiare (anche per la Dorsoduro), all’Aprilia Multimedia Paltform (AMP) che permette di collegare il cellulare tramite bluetooth e connettersi ad altre moto con interfono. Quindi, detto ciò, siete voi che dovete capire che cosa state cercando ed a che cosa siete pronti a rinunciare, perché se è vero che “entrambe fanno tutto”, è altrettanto vero che, se per la maggior parte del tempo cercate una moto facile da usare, comoda in due durante i viaggi, con rare gite con gli amici, la Shiver è la moto perfetta per voi. Non sentirete mai la mancanza di carattere del motore della Dorsoduro, ma apprezzerete la sua facilità di utilizzo. Se invece siete persone che al lavoro vanno in maniera alternativa, ma che durante i weekend uscite con la tuta in pelle e fate scaldare le gomme morbide per poter aggredire meglio le curve, allora la Dorsoduro è la moto che fa per voi. Una moto che vi obbliga ad un periodo più lungo di apprendistato, ma che una volta entrati in confidenza, vi darà grandi soddisfazioni.

Fate bene la vostra scelta dunque, sapendo che per portarvi a casa la Shiver occorrono 8.340 euro, mentre per la Dorsoduro ne occorrono 9.490. La prima è disponibile nei tre colori Evolution White, Hi Tech Silver e Unconventional Green, la seconda solo nella livrea Aprilia Racing. A voi la scelta.

Abbigliamento test
Per la prova della Aprilia Dorsoduro
Giacca: Spidi Tronik Tex
Pantalone: Spidi J-Strong
Guanti: Spidi S-4
Scarpa: Stylmartin
Casco: Scorpion EXO-Combat

Per la prova della Aprilia Shiver
Giacca: Dainese D-Explorer Gore-Tex Jacket
Pantalone: Spidi J-Strong
Guanti: Dainese Ergotour Gore-tex X-trafit Gloves
Scarpa: Stylmartin
Casco: AGV AX-8 Dual Evo

15th giugno, 2017

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