Yamaha XSR900 ABS, alla moda e con 115 aggressivi cavalli [PROVA SU STRADA]

L’ultima arrivata della gamma Faster Sons è classica, ma solo nell’aspetto

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Yamaha XSR900 ABS, alla moda e con 115 aggressivi cavalli [PROVA SU STRADA]

A cura di Marco Mauriello

Servizio fotografico: LINGEGNERE

Ha collaborato: Matteo Pozzi

Yamaha XSR900 ABS: classiche, Cafè Racer, vintage o Heritage (come fa più “fighetti” definirle), quello delle moto dal sapore retrò è stato, negli ultimi anni, un vero e proprio boom. La moda va e viene all’improvviso, modifica in maniera repentina i gusti della clientela, ed ai costruttori non resta altro da fare che adeguarvisi il più velocemente possibile. Basti pensare che alcune case costruttrici, che fino a pochi anni fa ignoravano del tutto questo settore, adesso ne fanno il loro punto di forza nelle vendite. Il risultato finale è che il mercato odierno offre una scelta incredibilmente ampia di moto dallo stile retrò. A tutto ciò si aggiungono le creazioni dei privati, quelli che preferiscono la famigerata strada del fai da te. E così molti si improvvisano customizzatori professionisti, acquistano delle mal ridotte giapponesi degli anni ‘70 ed ’80, sottraendole da rottamazione certa, per trasformarle in special fatte in casa. Con risultati, certe volte, a dir poco discutibili. Ancora più discutibile è la scelta di partire da modelli iconici, spesso deturpandoli con le modifiche più assurde. Inoltre, quando senti parlare di vintage, inevitabilmente pensi a moto “fatte per andare piano”, magari belle da vedere, ma non altrettanto da guidare, con motori e ciclistiche volutamente pigri ed obsoleti. Il che va bene adesso, perché in nome della moda si è disposti a sacrificare le prestazioni ed il piacere di guida, ma quando un giorno questa moda sarà finita, si correrà il rischio di ritrovarsi in garage una moto noiosa, poco performante e, per l’appunto, arretrata.

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Quanto appena detto, però, non riguarda minimamente l’XSR900, che esprime al meglio la filosofia che sta alla base dell’intera gamma Faster Sons: moto che guardano ai grandi successi del passato della casa di Iwata ma che poi, nella sostanza, risultano pienamente intrise di contenuti ultra moderni. In estrema sintesi l’XSR900, al pari della più piccola XSR700 (qui la nostra prova su strada), è una moto vintage solo nel design. È strettamente derivata dall’apprezzatissima MT-09, una moto che non ha bisogno di troppe frasi lusinghiere, basta limitarsi a ricordare i suoi sensazionali dati di vendita. Da quest’ultima, l’XSR900 eredita praticamente tutto: il motore 4 valvole, tre cilindri in linea, Crossplane da 847 cc, il telaio pressofuso in alluminio e tanto d’altro, fatta eccezione per l’aspetto, che è invece radicalmente diverso. Una gran bella moto, sicuramente da guidare, per noi anche da guardare, a cui abbiamo trovato solo pochissimi difetti. Come le splendide pedane ricavate dal pieno (optional da ben 667 Euro) con cui era equipaggiato il modello che avevamo in prova: bellissime da vedere e regolabili su 24 posizioni diverse ma, essendo di tipo fisso e non pieghevole come quelle di serie, più di una volta ci è capitato di sbatterci con i polpacci nel fare manovra, stando in sella, con un gran dolore.

Estetica e finiture:

Rating: ★★★★½ 

L’MT-09 si veste retrò e minimal grazie al programma Faster Sons
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A livello estetico, ovviamente, le somiglianze con l’ultra moderna MT-09 sono pressoché assenti. All’anteriore, in perfetto stile minimal, troviamo un classico faro tondo e poco sopra una compattissima strumentazione, anch’essa circolare come da tradizione, ma dalla schermata decisamente moderna e completa, oltre che ben visibile in tutte le condizioni di luce. Si apprezzano in particolare, l’indicatore di marcia e del livello carburante, oltre all’indicatore del Riding Mode e del livello di Traction Control selezionati. Immancabili poi le spie dell’ABS e del TC, con quest’ultima che lampeggia per avvertire che, probabilmente, si sta esagerando con la guida aggressiva. Semplici, ma ben fatti, i blocchetti dei comandi al manubrio (gli stessi della MT-09). A voler essere proprio pignoli, però, abbiamo trovato il pulsante del clacson fin troppo vicino a quello delle frecce, con il rischio, soprattutto usando guanti ingombranti, di suonarlo per sbaglio quando si cercano gli indicatori di direzione. Questione di abitudine e, comunque, si tratta di piccolezze, che non minano il nostro giudizio circa l’eccezionale cura dei dettagli di questa affascinante tre cilindri giapponese, di certo un gradino sopra alla sorella minore 700. Il modello datoci in prova montava, inoltre, gli specchietti al manubrio ricavati dal pieno. Ovviamente il look se ne giova, ma come potete immaginare, non offrono la stessa visibilità di una coppia di specchietti tradizionali, oltre ad allargare non di poco la sagoma della moto, con ovvio disagio nella guida urbana. Molto bello il design della cover del serbatoio, rigorosamente in alluminio così come i parafanghi, che si raccorda alla perfezione con il coprisella, optional da 360 euro; di certo quest’ultimo non è un accessorio economico, ma rende la linea così filante e sportiva che è un acquisto che ci sentiamo di raccomandare vivamente. Soprattutto se anche voi, quando uscite con la moto, preferite sistematicamente lasciare la fidanzata a casa.

Motore e prestazioni:

Rating: ★★★★½ 

Smussato nella gestione rispetto alle prime MT-09, ne mantiene tutto il bel caratterino
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Se già la XSR700 ci aveva saputo stupire, già solamente sentendo la XSR900 con il motore al minimo, si capisce che Yamaha interpreta diversamente da tanti concorrenti il concetto di “Sport Heritage”. Da una moto con questa linea ci si aspetta il classico borbottio di un tranquillo bicilindrico, magari raffreddato anche ad aria, con pochi cavalli e con la corsa dei pistoni parecchio lunga. Niente di tutto questo. Il sound è quello tipico ed incredibilmente bello dei tre cilindri in linea di ultima generazione: rauco, gutturale, cupo, che si trasforma in pura poesia dai 5000 giri in poi. Di una bellezza tale, da andare ben oltre i confini della soggettività. Vi assicuriamo che, con un sound del genere, è impossibile passare inosservati. Aprendo il gas sulla XSR900 tutti, ma proprio tutti, si giravano a guardarci: dal motociclista accanto a noi al semaforo, che ci guardava con ammirazione, alla vecchietta con il carrellino della spesa, un po’ spaventata ed incuriosita da un rumore così cupo e minaccioso. Neanche il sensuale canto delle sirene dell’Odissea poteva vantare una tale forza attrattiva, ne siamo certi. Fin da subito poi, quando si apre il gas ci si ricorda di essere in sella ad una moto con un propulsore da 115 cavalli un po’ ribelli, che arrivano a 10 mila giri, mentre eroga 87,5 Nm di coppia massima a 8.500 giri. Proprio il carattere del motore, secondo noi, è il segreto del successo della gamma MT. Anche questo tre cilindri, sembra avere più cavalli di quanto non dica il mero dato dichiarato e, senza troppi giri di parole, non ha grossi punti deboli.

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Ha tanta coppia, una buona cavalleria, un’esatta rapportatura, poche vibrazioni ed un sound da favola. L’unico aspetto che non ci continua a convincere è il tema mappature. Pur essendo state ritoccate, anche per il passaggio alle direttive Euro 4 della XSR900, la più aggressiva “A” è troppo scorbutica (la consigliamo solo a piloti davvero esperti, soprattutto a controllo di trazione spento), la “Standard” è l’unica che ci soddisfa pienamente, mentre la “B” è si più dolce e mansueta in basso, ma agli alti regimi è quasi più aggressiva della Standard. Si finisce per dimenticarsi delle due alternative, guidando sempre con la centrale delle 3 mappature, vanificando di fatto il pregio di averle a disposizione. Anche quando nel vostro cervello inserite la modalità “Tourist Trophy”, prima di affrontare la vostra strada di montagna preferita, il consiglio spassionato che vi diamo è quello di restare fedeli alla mappatura Standard della XSR900. La “B”, che addolcisce il motore svuotando l’erogazione ai bassi regimi, rende la moto ancora più guidabile quando si va “turistici”, magari in città o con asfalto bagnato. A controlli spenti, come sempre, la XSR900 ama non poco alzare l’anteriore verso il cielo, specialità dove però, rispetto alla sorella bicilindrica 700, si fa più impegnativa. Il motore cambia infatti carattere in zona 7-8 mila giri, il che si traduce in una velocità di circa 60 Km/h in prima marcia, quando la belvetta alza la ruota anteriore, per farla scendere ben più tardi se ci si prende gusto, in zona da moto supersportiva. L’ottimo controllo di trazione, su due livelli, è regolabile anche in movimento, mentre per escluderlo occorre fermarsi.

Guida e maneggevolezza:

Rating: ★★★★☆ 

Agile come una piccola, efficace sul misto, la forcella va in crisi solo ad andature da supersportiva
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Alla guida quello che più ci ha sorpreso è l’agilità della moto, complice anche il manubrio largo e la posizione di guida davvero azzeccata, che consentono da subito un controllo totale del mezzo. Una volta in movimento infatti si ha la sensazione di avere tra le gambe una moto di cilindrata, peso e dimensioni nettamente inferiori. Aspetto, questo, che diventa ancor più sorprendente se si considera la presenza del possente pneumatico da 180 al posteriore, che in teoria dovrebbe menomare l’agilità. Promossi a pieni voti, oltre al già citato controllo di trazione regolabile su due livelli o disinseribile, la frizione antisaltellamento (il cui comando si fa più leggero del 20% rispetto alla MT-09) e l’impianto frenante con ABS di serie. Solo nelle staccate più violente, a dire il vero, il gran mordente del disco anteriore mandava un po’ in crisi la forcella (rovesciata e con steli da 41 mm), facendola affondare più di quanto ci aspettassimo. Un problema rimediabile in parte, visto che le sospensioni sono regolabili, e soprattutto è un problema che emerge solo quando si pretende di guidare l’XSR900 come se fosse una Supersportiva. Tutto il “pacchetto ciclistica” è ereditato pari pari dalla MT-09: l’impianto frenante con doppio disco da 298 mm all’anteriore e disco singolo da 240 mm al posteriore, gli pneumatici Bridgestone S20, con un 120 all’anteriore ed un 180 al posteriore, il comparto sospensioni ed il forcellone asimmetrico in alluminio. Se si guardano soltanto i dati, queste due moto differiscono unicamente nell’altezza sella, che dagli 815 mm della MT-09 sale fino a quota 830 mm per la sorella old style. Poco male comunque, perché la moto risulta molto snella tra le gambe e mettere i piedi a terra non è mai un problema. Quando ci si sposta verso la giusta strada di montagna, la XSR900 conquista tutti, grazie alla semplicità ed alla rotondità. Sufficientemente precisa, risulta essere anche meno scorbutica da guidare della MT-09 da cui deriva, grazie alle piccole differenze di quote ed a una posizione meno spinta verso l’anteriore.

Prezzo e consumi:

Rating: ★★★★½ 

Poco meno di 10 mila euro, 1.100 più di una MT-09 ABS, 2.200 oltre il prezzo della XSR700
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Il serbatoio, al pari di quello della MT-09, può contenere 14 litri di carburante. Quindi, stando a quanto dichiarato dalla casa (ovvero 5,2 litri per 100 Km), con un pieno di benzina si possono percorrere 269 Km. Un risultato che sulle prime non fa gridare al miracolo, ma che in realtà è di tutto rispetto se si considerano le prestazioni elevate del motore. Nel corso della nostra prova abbiamo rilevato un dato reale quasi allineato con il valore dichiarato, si resta infatti tra i 18 ed i 20 Km/l senza lesinare troppo con l’acceleratore. Il prezzo di partenza è di 9.790 euro, quindi 1.100 in più della MT-09 con ABS. Se scegliete la spendida livrea gialla e nera della 60th Anniversary, di euro ne occorrono 300 in più. Di per sé, questo è da considerarsi un prezzo davvero interessante, soprattutto vista la dotazione di primissimo piano di cui gode questa XSR900 ABS. L’insidia però sta tutta nell’infinito catalogo di accessori, con cui poter personalizzare la moto. Se ci si lascia prendere troppo la mano, infatti, si rischia di sforare quota 11.000 euro in men che non si dica. Il meraviglioso esemplare datoci in prova, ad esempio, aveva: coprisella in alluminio (361 euro), leve del freno e della frizione ricavate dal pieno e con uno splendido sistema di regolazione (155 euro l’una), specchietti fissati agli estremi del manubrio (204 euro), carter copricatena in metallo (134 euro), copri motore (234 euro), protezioni laterali del radiatore (131 euro), pedane regolabili (667 euro) e molto altro ancora.

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Ovviamente non stiamo dicendo che tutti questi accessori siano inutili, anzi, sono proprio loro che rendono speciale ed unica la propria moto; bisogna solo saperli scegliere accuratamente, seguendo i propri gusti e le proprie esigenze ed evitando tutto ciò che è superfluo e lezioso. Quindi, se il gusto ed il sapore di moto “vintage” ha preso anche voi, ma al tempo stesso non volete rinunciare alle alte prestazioni, all’appagamento alla guida ed ai dispositivi tecnologici di ultima generazione, allora correte in concessionaria ed ordinate una XSR900 ABS! State solo attenti a non esagerare con gli optional ed evitate il più possibile di usare la mappatura A, a meno che non siate dei piloti di MotoGp.

PRO E CONTRO
Ci piace:
Sound e prontezza del motore, agilità da moto piccola

Non ci piace:
Risposta dell’acceleratore in mappatura “A”, forcella un po’ cedevole, posizione tasto del clacson

Yamaha XSR900: la Pagella di Motorionline

Motore:★★★★½ 
Maneggevolezza:★★★★☆ 
Cambio e trasmissione:★★★★☆ 
Frenata:★★★★½ 
Sospensioni:★★★★☆ 
Guida:★★★★★ 
Comfort pilota:★★★½☆ 
Comfort passeggero:☆☆☆☆☆ 
Dotazione:★★★★½ 
Qualità/Prezzo:★★★★½ 
Linea:★★★★½ 
Consumi:★★★★☆ 

Abbigliamento del test:

Abbigliamento del test:
Giacca: Spidi Evorider Tex
Guanti: Spidi STR-4 Coupe
Pantaloni: Spidi Ronin Pants
Stivali: Dainese TRQ-Tour Gore-tex Boots
Casco: X-Lite X-1003 Ultra Carbon

9th ottobre, 2016

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