Suzuki SV650, il divertimento per tutti [PROVA SU STRADA]

Da 17 anni uno dei migliori rapporti prezzo / divertimento

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Suzuki SV650, il divertimento per tutti [PROVA SU STRADA]

Servizio fotografico: LINGEGNERE

Suzuki SV650 – L’SV è una di quelle moto che conoscono praticamente tutti, perché l’hanno avuta, oppure hanno un amico che l’ha avuta e magari un giretto ce l’han fatto. Anche il sottoscritto ne ha avuta una, proprio un prima serie, rigorosamente a carburatori, del 1999 e in versione “S”, con una mezza carena dal dubbio gusto estetico, ma che comoda lo era. Non la scelsi, perché fu un acquisto quasi casuale, dato che un amico se ne voleva liberare di gran fretta, ero senza una moto e “c’era il prezzo”. Mi conquistò subito e, anche se non bisognerebbe dirlo, fu la moto con cui imparai a fare i monoruota, dato che fino ad allora mi ero limitato a farlo con i motorini. La naked era obiettivamente più bellina e fu una moto che ottenne un gran successo. Merito di un progetto semplice, ma dalle cose meno complicate escono spesso risultati molto buoni. Pur non costando troppo, aveva comunque un telaio ed un forcellone in alluminio, fondamentali per farla diventare una moto facile, ma che sapeva divertire, mentre tornando al lato economico, ha sempre avuto un prezzo che, magari anche con un po’ di sconto, è irraggiungibile per la concorrenza, a parità di prodotto.

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Il successo fu tale che, sono 17 anni che l’SV tenta una platea molto ampia ed eterogenea, dalle donne ai neopatentati (con la versione depotenziata da 35 kW), ma passando anche al pilota più esperto che cerchi qualcosa di divertente senza spendere troppo. Il bello della SV è sempre stato questo infatti, perché il V2 (architettura sempre più rara per moto come queste), ha un gran bel caratterino. Concludendo la parentesi storica, nel 2003 arrivò la seconda serie, la K7 con i tubi del telaio più squadrati, che restò in produzione fino al 2008. Suzuki dal 2009, con una scelta discutibile, abbandonò il nome originale a favore di Gladius. Ora con il MY2016 si torna alla tanto amata sigla SV650. Sulla carta le novità sono tante, ma sono prettamente affinamenti, perché la moto è lei, quella del 1999 con cui tanto mi sono divertito, aggiornata per essere al passo con i tempi e con la migliore concorrenza.

Estetica e finiture:

Rating: ★★★★☆ 

Non un mostro di personalità, ma ben rifinita e comunque piacevole
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In un contesto di prodotti che tentano di farsi notare con scelte ad effetto, ma che ovviamente proprio per questo non piacciono a tutti, la nuova SV650 punta forte sulla qualità ed il livello delle finiture, ma con un look classico, che più classico non si può. In pochi si volteranno a guardarla forse, ma altrettanto in pochi la troveranno brutta, al limite qualcuno potrebbe eccepire, anche giustamente, che si poteva osare di più in quanto a carattere. A dire il vero l’attenzione durante il nostro test ha invece saputo attirarla, perché un paio di ex proprietari di generazioni precedenti ci hanno fermato per guardarla meglio e per avere informazioni, proprio a testimonianza di quanto abbiamo detto all’inizio di questo articolo. Chiudendo con i pareri più soggettivi, a noi piace di più di una MT-07, tanto per citare la sua avversaria più diretta ed accattivante, che dalla sua avrà una personalità maggiormente spiccata, ma che mette in mostra un look decisamente cheap in alcuni dettagli e finiture, cosa che alla nuova SV650 non si può invece rinfacciare. Andando a guardarla nel dettaglio, frontalmente troviamo un classico faro tondo dalla ghiera cromata, forse l’elemento su cui in assoluto sarebbe stato più facile osare maggiormente. La scelta è invece stata dettata, crediamo, dal poco successo della Gladius, che sembra aver spinto ad un deciso ritorno alle origini, dal nome alle soluzioni estetiche. Per il resto l’avantreno e la zona intorno alla strumentazione offrono elementi semplici ed abbastanza economici, ma molto ben curati e rifiniti. Ne è un esempio l’impianto frenante, con pinze abbastanza piccole e senza attacchi radiali ed altre soluzioni roboanti, ma con un bel doppio disco che, lo vedremo, offre una frenata buona. Stesso dicasi per la forcella, una tradizionale con steli da 41 mm, però ben tarata e che fa egregiamente il suo lavoro. Belli i due elementi che chiudono lo spazio al lato della strumentazione, rendendo più gradevole una zona dove passano cavi e tubi in quantità. Non male nemmeno gli specchietti, nulla di sconvolgente, ma ben realizzati ed abbastanza moderni dell’aspetto. Il radiatore non è curvo o di forme particolari come detterebbero le mode, però ha finitura e coperchi laterali neri, che lo rendono più leggero nel look.

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Il telaio è una evoluzione di quello della Gladius, piacevolmente più leggero alla vista, aiutato anche lui in questo da una verniciatura nera opaca. Ciò che maggiormente fa tornare la memoria alla prima SV è indiscutibilmente quel bicilindrico ad L, appunto perché posto longitudinalmente, con il collettore di scarico del cilindro anteriore in bella vista dietro alla ruota anteriore. Il resto della nuova SV650 è si classico, ma oggettivamente più riuscito se lo mettiamo a confronto con la Gladius. Persino il terminale della marmitta, voluminoso e non propriamente da urlo, è un mezzo capolavoro vicino a quello che ha sostituito. Completa e con retroilluminazione regolabile su sei livelli la nuova strumentazione ad LCD. Alla fine della nostra analisi estetica della nuova SV650, quella del ritorno alle origini, ci sembra una moto azzeccata, prudente nelle scelte, ma dopo il parziale insuccesso della Gladius ci voleva un po’ di coraggio anche per tornare indietro.

Motore e prestazioni:

Rating: ★★★★☆ 

Il classico a volte è meglio, soprattutto quando la tradizione è anche gustosa
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Se per quanto riguarda il look, osare di più poteva essere ragionevole, anche se non obbligatorio, come abbiamo detto, sul fronte motore siamo convinti che resistere con questo V2, tipologia che sembra quasi essere sulla strada dell’estinzione, è per noi una scelta vincente. La concorrenza è infatti oramai allineata quasi completamente sui 2 in linea, facendo un gioco di parole. Si tratta di una soluzione che dalla sua avrà anche dei vantaggi, ma che rende l’erogazione inesorabilmente molto più noiosa di quella della SV650. Suzuki mette sul piatto un pacchetto di novità che porta la potenza del bicilindrico ad L a salire fino a quota 76 cavalli (+ 4) ed al contempo gli consente di essere il primo motore di questo tipo omologato Euro 4. Se pensate che rispetto alla Gladius sia cambiato poco, sono ben 60 i pezzi che sono stati modificati o sostituiti, solo per quanto riguarda il motore. Lui è sempre il 645 cc con due cilindri a V di 90 gradi dual spark, ma aggiornato con interventi importanti, mirati ad ottenere una erogazione ottimale ed una efficienza migliorata. In questo conosciamo bene le “magie” di cui è capace Suzuki e le ha utilizzate ovviamente tutte anche per il motore della sua media sulla cresta dell’onda da 17 anni.

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Parliamo di rivestimento dei cilindri SCEM (Suzuki Composite Electrochemical Material), di iniezione elettronica evoluta, con doppia valvola per cilindro ed iniettori a 10 fori, ma si passa anche per una ottimizzazione dell’alimentazione con airbox ridisegnato e del raffreddamento con un radiatore tutto nuovo, più largo di 20 mm e con una ventola maggiorata. Alcune innovazioni riguardano poi il rivestimento resinato della camicia del pistone, finalizzato a diminuire l’attrito con il cilindro, oltre ad un nuovo anello raschiaolio con forma ad L, che riduce il fenomeno del blow-by, grazie ad una chiusura migliore. La SV650 porta al debutto anche un sistema che regola il minimo per evitare spegnimenti nelle ripartenze e nelle manovre a bassa velocità oltre a rendere più regolare a freddo l’erogazione ai bassissimi regimi. I dati parlano di 76 cavalli erogati ad 8.500 giri e 64 Nm appena più in basso, ad 8.100. Una scelta che paga, quella del V2, da molti punti di vista. Perché la tecnologia fa miracoli, ma un due in linea non ha la schiena della SV650, ma nemmeno il sound, che nella seconda metà del contagiri si fa coinvolgente e cupo, regalando un brivido in più a chi tiene in mano la manetta del gas. Alla guida la SV regala belle emozioni, pur restando una moto facile anche per i meno esperti. Regolare e fluido, il V2 non sente infatti l’assenza di un sistema di controllo di trazione, mentre dai 5.000 in su diventa corposo ed interessante, anche i più smaliziati. Tornando alla passione per i monoruota, in prima l’anteriore si alza da solo affondando con la manetta del gas, mentre di seconda basta giocare appena appena di frizione per godersi la bella spinta dei divertentissimi 76 cavalli a disposizione. In medio stat virtus dicevano i latini, in campo motociclistico una media come questa dimostra che avevano ragione al 100%. La SV650 è si facile, ma portarla al limite sfruttando tutti i suoi cavalli è estremamente appagante, senza arrivare a velocità che, oltre a superare i limiti imposti dal codice della strada, diventino oggettivamente pericolose e da irresponsabili.

Guida e maneggevolezza:

Rating: ★★★★½ 

Affinata ed evoluta sembra una lontana parente della prima serie
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Prima di raccontarvi nel dettaglio ciò che è stato fatto, partiamo da una constatazione che farà capire quanto la SV650, pur essendo fedele a se stessa, rispetto alla sua antenata abbia caratteristiche e limiti di ciclistica molto diversi. La quarta generazione (la Gladius è stata di fatto la terza), è infatti una moto matura e facile da guidare anche al limite, mentre quella SV650S del 1999 che ancora ricordiamo, quando chi la guidava saliva di livello e di capacità, obbligava a due strade: un upgrade delle sospensioni (piuttosto costoso), o passare ad una moto più performante, scelta per cui aveva optato anche il sottoscritto. Con la SV650 di oggi non avrei cambiato moto, ve lo garantisco. Perché lei oggi sfoggia un avantreno che digerisce anche la guida più estrema ed una stabilità sul veloce che non ti aspetti. Così sfruttare tutti i 76 cavalli diventa un gioco divertente e molto più sicuro di un tempo, ma andiamo a scoprire perché. Non ha più il telaio in alluminio della prima serie, infatti ne utilizza uno a traliccio in tubi di acciaio, ma con masse ripartite in modo molto equilibrato. Rispetto alla Gladius si è messa a dieta e scende a quota 197 Kg in quanto a peso totale, ben 8 in meno di prima. Di questi una parte arrivano da nuovi componenti più leggeri, come il sistema ABS Nissin, ben 3,5 dal terminale di scarico ed altrettanti dalle sovrastrutture. La forcella con steli tradizionali da 41 mm è la chiara dimostrazione del fatto che le cose semplici, ma ben fatte, sono meglio di quelle che puntano soprattutto all’apparire. Offre una taratura perfetta, non troppo sostenuta e nemmeno morbida, e così anche strapazzando la SV650, lei non va mai in crisi. Ad andarci sono i freni invece, se si esagera, perché di potenza ne hanno, ma un pizzico in più non guasterebbe. Oltre al nuovo e più magro ABS, l’impianto si basa su due dischi all’anteriore da 290 mm, con pinze Tokico a 4 pistoncini. La SV650 è maneggevole e veloce per tanti motivi, senza dimenticare i meriti del propulsore V2 ad L, che ha la sua utilità anche nell’ottimizzare la disposizione dei pesi. Una della altre ragioni sta nella scelta di una gomma posteriore stretta, da 160, molto svelta nei campi direzione. Anche il serbatoio è cambiato nelle forme (- 65 mm) per fare della SV650 una moto stretta, cosi come il manubrio. Quest’ultimo è fin troppo contenuto in larghezza ed è l’elemento che offre la posizione di guida meno immediata e naturale, per il resto quasi perfetta. I soli 785 mm da terra della sella, ad esempio, sono un gran bel pregio della SV650, visto che sono circa 20 in meno della concorrenza.

Prezzo e consumi:

Rating: ★★★★★ 

L’unica ad offrire tutto questo a soli 6.490 euro
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Di tutto si può dire sulla nuova SV650, i gusti sono soggettivi, ma su una cosa mette tutti d’accordo: lo straordinario rapporto tra prezzo e divertimento. Solo la Yamaha MT-07 (6.590 euro in versione con ABS) probabilmente può far tanto, ma con una proposta molto distante da questa. La nuova Suzuki SV650 parte da un prezzo di listino di 6.490 euro se la scegliete nera, ce ne vogliono 100 in più se la volete rossa con strisce bianche sul serbatoio, come questo esemplare, o in uno degli altri due colori disponibili, il bianco perla ed il blu, sempre con la decorazione del serbatoio. Nel nostro test la nuova SV650 l’abbiamo strapazzata a dovere, arrivando a fine prova con un dato medio comunque inferiore alla soglia dei 5 litri per 100 Km (oltre 20 Km con un litro). Questo rende piuttosto credibile quel 26,05 chilometri con un litro di benzina, che è il dato promesso da Suzuki. La Casa di Hamamatsu è forse in assoluto la più attenta a questo aspetto (qui il nostro articolo sull’Economy Run dello scorso anno, in cui abbiamo constatato i consumi reali pazzeschi a cui si può arrivare), mentre i 14,5 litri del serbatoio promettono quindi una autonomia di tutto rispetto, ampiamente superiore a quota 350 Km.

PRO E CONTRO
Ci piace:
Rapporto prezzo / divertimento quasi imbattibile, curata nelle finiture, erogazione del V2 molto gustosa

Non ci piace:
Le manca un po’ di personalità a livello estetico, manubrio stretto

Suzuki SV650: la Pagella di Motorionline

Motore:★★★★☆ 
Maneggevolezza:★★★★½ 
Cambio e trasmissione:★★★★½ 
Frenata:★★★★½ 
Sospensioni:★★★★☆ 
Guida:★★★★☆ 
Comfort pilota:★★★★☆ 
Comfort passeggero:★★★½☆ 
Dotazione:★★★½☆ 
Qualità/Prezzo:★★★★½ 
Linea:★★★★☆ 
Consumi:★★★★½ 

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Abbigliamento del test:
Giacca: Segura Jones
Guanti: Segura Gooze
Pantaloni: Spidi Ronin Pants
Stivali: Dainese TRQ-Tour Gore-tex Boots
Casco: Shark Vancore

8th agosto, 2016

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