Al Mugello la sfida decisiva della Di.Di. World Bridgestone Cup

Conosciamo meglio Emiliano Malagoli, presidente ed ideatore del trofeo

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Al Mugello la sfida decisiva della Di.Di. World Bridgestone Cup

Si svolgerà in questo weekend al Mugello l’ultima tappa stagionale del Bridgestone Champions Challenge, all’interno del quale si svolge il DiDi Trophy, il campionato creato dalla Onlus Diversamente Disabili, che schiera insieme ai normodotati piloti diversamente abili con classifica separata. Nato grazie alla collaborazione con il Gentlemen’s Motor Club di Roma, il Motoclub Firenze e la FMI, la Di.Di. World Bridgestone Cup è riconosciuta dalla stessa FIM.

Per la prima volta al mondo in una gara di motociclismo è stata stilata una classifica sperimentale, basata sull’applicazione dei coefficienti di disabilità, come avviene nelle Paralimpiadi, riservate agli atleti con disabilità di ogni disciplina, ed è stata applicata per la prima volta lo scorso 11 maggio. Questa sperimentazione è nata grazie alla collaborazione fra la Onlus Di.Di. e Igor Confortin, allenatore della nazionale italiana di Parasnowboard.

Sarà proprio in questa tappa che si deciderà l’esito della classifica finale del campionato e i giochi sono ancora “aperti”. Nella classe 1000 il leader Daniele Barbero (portatore di protesi alla gamba destra) dovrà andare a podio per riuscire a vincere e dovrà difendersi dagli attacchi di Fabio Tagliabue (che corre scrutando con un solo occhio) e Enrico Mariani (anch’esso portatore di protesi alla gamba destra).

Presenti anche le wild card Luca Raj (vincitore della scorsa edizione), Mattia Buriani (piazzatosi al 2° posto nella didi bridgestone cup del 24 agosto) e la new entry Fabio Pitorri.

Nella classe 600 sarà battaglia tra Emiliano Malagoli (presidente ed ideatore del trofeo) e Cristin Carnevale (audioleso). Malagoli è reduce dalla prova di Vallelunga in sella alla Ducati 1198, con cui Davide Giugliano ha vinto il campionato stock 1000 nel 2011.

La storia di Emiliano Malagoli:

“Sono Emiliano Malagoli, ho 39 anni e 3 anni fa ho avuto un incidente terribile in strada con le conseguenze che vi ho riportato sopra. Da quella sera del 30 luglio 2011 mi sono posto un obiettivo apparentemente impossibile, tornare a correre in pista in un trofeo, come facevo prima; anche se ero diventato disabile, dovevo riuscirci, per me stesso ma principalmente per le mie figlie che non dovevano veder cambiato il loro padre, forse un po’ nel fisico, ma nella testa assolutamente no. Dopo 7 mesi di ospedale, grazie ad una protesi speciale che ho studiato con i miei ortopedici, sono voluto rientrare al Mugello per capire se dentro di me era cambiato qualcosa: nulla. Lo stesso sguardo, rivolto all’uscita della curva; la stessa determinazione ad allungare la frenata; insomma, ero sempre io, avevo reso alle mie figlie il padre che avevano e a me stesso la persona che era distesa sull’asfalto qualche mese prima.

Dopo qualche test, a soli 400 giorni dalla mia nuova vita, perché io quella sera sono nato per la 2° volta, sono riuscito a tornare a fare una gara nel Trofeo Bridgestone, sulla mia Suzuki 600: chiusi all’ultimo posto, ma per me è stata come una vittoria mondiale, ho percorso il mio ultimo giro piangendo nel casco come un bambino. Nei 2 anni successivi mi sono impegnato per coinvolgere più ragazzi possibili, nelle mie stesse condizioni, che non avevano perso la speranza di tornare a guidare una moto: ho creato una Onlus ( la Di.Di. Diversamente Disabili) per dare la possibilità a chi voleva di riprovare a guidare le nostre moto adattate ad ogni disabilità. Contestualmente ho creato un Team di piloti “speciali”, per partecipare al Trofeo Bridgestone insieme ai normodotati. Siamo partiti in cinque, ora siamo circa una ventina. E lo scorso 24 agosto al Mugello abbiamo organizzato la prima gara al mondo riservata a piloti disabili, venuti persino dall’Australia: è stato un successo, sportivo ma anche, e soprattutto, sociale.”

3rd ottobre, 2014

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